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Intervistato da Altrisogni

A6_Cover DEF_IllustrazioneEccomi di nuovo qui per segnalare al volo un’intervista lampo rilasciata alla redazione di Altrisogni in occasione dell’uscita del mio racconto Pelle di Luna sul numero 6 della rivista dedicata ai mondi del fantastico.

Ne riporto un brevissimo stralcio.

Altrisogni: Alle spalle hai vari racconti horror anche piuttosto sanguinari. Altrisogni n.3 ospitava il tuo Caccia senza tempo, racconto di vampiri con un taglio e un approccio molto originali. In prossima uscita c’è un tuo nuovo lavoro. Come ti muovi tra i vari generi e in quale ti senti più a tuo agio?
 
Daniele Picciuti: Dunque, sicuramente mi piace spaziare tra i generi. Mi piace anche sperimentare, mi intrigano le contaminazioni. Già in primavera dovrebbe uscire un mio lavoro a cui tengo molto, ma che è davvero sperimentale, un fantasy a tinte forti – il titolo c’è ma è top secret – o unbad fantasy come mi piace definirlo, in cui non mancheranno contaminazioni con l’horror, il grottesco, il giallo e la fantascienza. E non dimentichiamoci dello stile e del linguaggio che ho voluto usare, che affondano le radici nell’hard boiled più nero. Indubbiamente mi muovo a mio agio in tutti i generi che tratto. L’horror rimane forse la componente primaria.

Intervista sul blog di Ferruccio Gianola

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È con piacere che riporto uno stralcio dell’intervista sottopostami da Ferruccio Gianola qualche giorno fa. Godibile anche il preambolo, che riporta a galla i vecchi e piacevoli ricordi legati al forum di Edizioni XII, ormai chiuso da tempo.
All’incirca tre anni fa trovai in rete il forum di una casa editrice (poi diventata molto  familiare) dove era possibile postare racconti inediti per un’originalese così si può dire, competizione letteraria. Si trattava di Usam, Una storia al mese.
Ho partecipato diverse volte in seguito ma quella prima volta la ricordo in particolare.Il racconto che postai si intitolava La sorte singolare del signor Rossi e uno dei primi commenti che ricevetti giungeva da tal Daniele Picciuti.
Ora a qualche anno di distanza succede che ho l’onore di intervistarlo perché Danielenel frattempo ha pubblicato una raccolta di racconti, ha assunto il ruolo di direttore di una rivista on line e probabilmente ha un sacco di cose belle e interessanti da raccontare:
Dunque Daniele, tanto per rompere il ghiaccio, partecipi ancora a concorsi letterari e palestre on line? 
Devo ammettere che da circa un anno a questa parte ho smesso di misurarmi nei concorsi. Gli impegni sono sempre maggiori con l’associazione – Nero Cafè – e con il neonato marchio editoriale – Nero Press. Piccola eccezione per Minuti Contati, il concorso a tempo che gestisco sul forum di Nero Cafè. Di tanto in tanto getto la “sfida” agli altri autori e mi cimento anch’io. Comè successo da poco nell’edizione di novembre.
Passano gli anni, non si è più dei semplici emergenti (nel tuo caso): cosa è cambiato in questo lasso di tempo per te? 
Sono in una fase di transizione. Alcune cose sono cambiate – lo sguardo degli altri autori, forse, e quello degli editori che ormai hanno imparato a conoscermi – ma altre no. La grande editoria è ancora un traguardo lontano, sebbene la “grandezza” di cui parlo non sia nella qualità – molti editori medio-piccoli hanno di che insegnare sulla questione ai grandi marchi – ma nel nome, nel prestigio, nell’essere sugli scaffali di librerie, autogrill e centri commerciali.

 Continua a leggere l’intervista sul blog di Ferruccio Gianola

Intervista su Cartoon Mag

Daniele Picciuti, nasce a Roma e si muove come scrittore nei mondi della fantasia e dell’horror.
Cosa puoi dirci della tua passione per la scrittura?

Come per molti miei colleghi, la passione è nata molto giovane. Ricordo che avevo una vecchia Olivetti in casa, una macchina da scrivere che faceva un gran baccano ogni volta che pigiavo un tasto. I vicini del piano di sotto di lamentavano perché scrivevo anche di notte e il rumore si ripercuoteva attraverso il pavimento fino in casa loro. Ma non sono riusciti a farmi desistere dall’inventare storie e metterle su carta. E così eccomi qua.

Sei sempre stato attratto dal genere fantasy, penso ai tuoi racconti Il lato oscuro e I cancelli del buio

Hai citato due racconti con cui arrivai in finale al vecchio Premio Courmayeur. Il secondo mi ispirò poi il romanzo I lupi della bruma. Da buon giocatore – e anche master – di giochi di ruolo, il fantasy ha sempre avuto su di me un’influenza particolare. Cosa c’è di meglio che impersonare un guerriero e infilzare i nemici come spiedini? Avevo giocato così tante avventure, all’epoca, che metterne qualcuna su carta fu un processo quasi fisiologico.

Ne Il sangue delle tenebre unisci vampiri e horror, una tematica molto in voga in questo periodo. Dove hai preso spunto per quest’opera e cosa ne pensi dei moderni vampiri?

Ricordo che avevo voglia di scrivere un racconto di vampiri. All’epoca non erano ancora una moda per adolescenti come oggi – parliamo del 2000 – e scriverne risultò una mossa vincente. Arrivai quinto con quell’opera e, ancora oggi, rileggendola ho una certa nostalgia. La storia era di una complessità che, in seguito, avrei giudicato cervellotica. Però credo fosse intrigante. A pensarci bene, non ho smesso di scrivere di vampiri. Nel 2009 sono giunto in finale al PremioVamp con il racconto In fondo al fiume (poi pubblicato nella raccolta horror I Racconti del Sangue e dell’Acqua, nel 2011). Un altro mio lavoro – Caccia senza tempo – è stato pubblicato l’anno scorso sul terzo numero della rivista Altrisogni. Il mese scorso, Nella sete e nel pianto – storia di angeli e zombie in cui appare un personaggio a metà tra il Nephilim e il vampiro – è apparsa sulla rivista Writers Magazine Italia. Il segreto sta nel parlare di vampiri in un modo che sia originale.

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Daniele Picciuti intervistato da Marilù Oliva

Ebbene sì.

Raramente si ha l’onore di essere intervistati da una scrittrice del calibro di Marilù Oliva. Bravissima a orchestrare parole ed emozioni nei libri che vedono protagonista la Guerrera, Marilù ha avuto il “fegato” di intervistare uno squilibrato come il sottoscritto.

Di seguito potete leggere le prime tre domande, giusto per darvi un assaggio. Il resto lo trovate qui, sul Blog di Marilù.

Le tue origini
Trentotto anni fa nasceva a Roma un bambino come tanti. Come tanti, crescendo, si rendeva conto di quanto fosse difficile la vita. I primi problemi. Le prime responsabilità.

I primi esami, a scuola e nel quotidiano. Forse è per questo che la fantasia, la creatività, le sento innate in me. Mi sono cresciute dentro per accompagnarmi in questo difficile cammino che è l’esistenza, mi hanno spronato, protetto. La mia origine è, forse, tra le nuvole e il sogno.

Il tuo rapporto con la scrittura
Cambia di continuo. Si evolve. Imparo ogni giorno cose nuove, affino il mio stile, gioco con le parole e con le immagini, soprattutto mi diverto. La scrittura è mia compagna. L’evoluzione materiale di quella creatività di cui parlavo.

“I racconti del Sangue e dell’Acqua” è il tuo libro edito da Bel-Ami edizioni. Perché hai scelto proprio sangue e acqua, due elementi così evocativi? Cosa rappresentano?
Sono gli elementi alla base della vita. Beh, elementi “visibili”, altrimenti dovrei scomporli fino ai minimi termini (molecole e quant’altro). Ho volutamente utilizzato il sangue e l’acqua per realizzare la raccolta. Nell’immaginario comune, il sangue è già rappresentativo del genere horror. La “perdita” di sangue rappresenta la morte. Lo splatter, il pulp ci insegnano che quanto più rosso spargiamo tra le pagine (o sullo schermo, al cinema), quanto più inquietiamo il lettore (o lospettatore). L’acqua? È mistero. Basti pensare alle profondità oceaniche, a quel che celano. Segreti. Creature nascoste. Incubi. L’immaginazione corre. Potremmo dire che dall’acqua emergono gli orrori che spargono sangue all’interno del libro. Anche se non è – solo – propriamente così. Il libro è diviso in due cicli, sangue e acqua. Ogni titolo ha un suo sottotitolo che conduce a quello seguente fino all’ultimo in cui questo doppio ciclo si riunisce formandone uno. Unico e infinito. Come diceva qualcuno “nulla si crea, nulla si distrugge. Tutto si trasforma”.

Leggi tutta l’intervista sul Blog di Marilù Oliva

Intervista su Strepitesti

Benvenuto in StrepiTesti Daniele.
Scrittore, articolista, recensore, organizzatore di concorsi letterari… la tua biografia ci propone il ritratto di un personaggio eclettico. Tu come ti presenteresti ai nostri lettori?

Difficile parlare di me senza scadere nel già visto e sentito. Mi piacerebbe inventarmi un profilo tra il serial killer e l’angelo vendicatore, ma la verità è che sono una persona come tante, che ha nella creatività e nella fantasia l’arma migliore. Almeno, questo è quello che gli altri hanno sempre detto di me, e penso sia vero. Mi piace inventare, escogitare, creare. In quest’ottica i racconti, gli articoli e i concorsi hanno un’origine comune. Nascono da nuove idee. E le dita picchiettano veloci sulla tastiera trasformando in caratteri, parole, frasi e pagine quelle che nascono come idee.

Quando e perché hai cominciato a scrivere?

Ecco una domanda a cui è difficile rispondere con qualcosa di diverso dal solito “scrivo fin da quando ero bambino”. Nella maggior parte dei casi è così. Sono poche le persone che ammettono di aver cominciato a scrivere tardi. Nel mio caso, che dire? Ricordo ancora la mia prima Olivetti, una macchina da scrivere che oggi sarebbe considerata antidiluviana, ma che mi ha accompagnato per molto tempo nella mia infanzia. Ho sempre scritto. Come ho detto prima, la creatività e la fantasia sono dentro di me. Vorticano frenetiche alla ricerca di uno sbocco. E, quando succede, devo farle uscire o rischiano di inficiare la vita reale. Quante volte, mentre faccio una qualsiasi cosa, ho il colpo di genio, l’idea scatenante, e la devo mettere su carta? Anche un piccolo appunto, per non dimenticarla. Perché può succedere che, se non fermi subito l’idea, questa sguscia via, magari per far posto subito a un’altra. Carpe diem. Ecco. Questo è essenziale.

Sangue e acqua sono i due elementi che fanno da trait d’union ai racconti contenuti nella tua antologia. A cosa si deve questa scelta?

Volevo comporre una raccolta che non fosse semplicemente un’accozzaglia di racconti senza nulla in comune. Volevo fossero horror, questo è chiaro, ma dovevo trovare qualcosa che li accomunasse. Alcuni erano già scritti, altri li ho scritti dopo aver avuto l’idea. Essenzialmente trovo che il sangue e l’acqua, elementi che rappresentano la vita sulla Terra, si prestino a un gioco perverso. Ovvero, pur simbolicamente legati alla vita, non sono così lontani dal concetto di morte. Il sangue soprattutto. L’immagine di una ferita, del sangue che scorre, è vivida in ognuno di noi. A chi non è capitato di farsi male? Quanti film vediamo in tv o al cinema in cui litri di sangue scorrono durante questo o quell’altro omicidio? Per il sangue è stato facile. L’acqua, invece, che ci avvolge alla nascita e poi ci libera, che ci disseta quando siamo disidratati, che genera la vita… è molto più legata a un simbolismo positivo. Eppure… l’acqua racchiude anche un senso di mistero. Il mare, una distesa oceanica infinita sotto cui si muove silenzioso e non visto un mondo sommerso imperscrutabile. Un lago, melmoso e infestato di alghe, ideale nascondiglio per un cadavere. L’acqua vive nell’immaginario comune anche per questo. In definitiva, ho cercato di riprodurre il concetto di yin e yang (vita e morte, bene e male) attraverso questi due cicli: sangue e acqua.

Seconda intervista sul blog di Davide Cassia (Edizioni XII)

In seguito alla vittoria de Il trono d’ossa nella XXV edizione di USAM – Una Storia Al Mese, il sempre solerte Davide Cassia mi ha pizzicato per saperne di più sulla genesi del racconto e sulle mie intenzioni future.

Se siete almeno un po’ curiosi, dateci un’occhiata. Trovo sia sempre interessante scoprire come le idee, nella mente di un autore – chiunque esso sia  – emergono alla luce fino a comporsi nella loro realizzazione finale.

Intanto un’anticipazione:

Davide Cassia: ciao Daniele, complimenti per la seconda affermazione in usam. Il racconto vincitore, Il trono d’ossa, sembra far parte di un progetto a più ampio respiro. È così o è solo una mia impressione?

Daniele Picciuti: in effetti è così, anche se ancora non ho delineato completamente il progetto. Quando ho scritto Il trono d’ossa avevo in mente proprio questo: dare il via – ma dovrei dire “continuare”, visto che è il secondo episodio con gli stessi personaggi – a qualcosa di importante, anche se non ho ancora deciso se tirarne fuori un’antologia di racconti che faccia perno su questi strampalati personaggi, o farne un vero romanzo. A questo penserò prossimamente.

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Intervista sul blog di Davide Cassia (Edizioni XII)

Dopo la vittoria di novembre 2009 a Usam – Una Storia Al Mese col racconto Due occhi grandi, quelli di Edizioni XII, nella persona del sempre solerte Davide Cassia,  mi hanno rivolto qualche domanda sulla genesi della storia e, più in generale, sul mestiere di scrittore.

Ecco un’anticipazione:

Davide Cassia: Prima di iniziare ti faccio i complimenti per aver vinto la XXII edizione di Una Storia al Mese. Come hai avuto l’idea per questo racconto?
Daniele Picciuti: Innanzitutto grazie per i complimenti. usam è un concorso duro, anche se viene spesso sottovalutato, erroneamente a mio parere.
Quanto al racconto, lo spunto mi è venuto una sera. Mi trovavo a cena dai miei suoceri, nella più normale delle occasioni, e mentre eravamo lì ad aspettare che i piatti venissero messi in tavola, ho preso una rivista da un tavolino e ho cominciato a sfogliarla. Mi sono imbattuto in un servizio sulla realtà dei bambini stregoni di Kinshasa. Ne sono rimasto colpito, nel male più che nel bene, com’è ovvio. Ma allo stesso tempo ho sentito come un “richiamo”. Dovevo scrivere qualcosa a riguardo. Non un articolo, perché quello che avevo letto era piuttosto esauriente, ma una storia. Qualcosa che fosse credibile ed evidenziasse la tragedia di quei bambini.

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