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Recensione: Scream 4

Ci risiamo, la trappola dei sequel continua. In questo caso, come recita lo slogan del film, le regole sono cambiate. Uno slogan, appunto, che si diverte a prendere in giro i film horror e la loro prevedibilità. Quello che stupisce è come, in realtà, lo stesso Scream 4 risulti del tutto prevedibile. Alla fine non è che un remake dello Scream originale, con opportuni accorgimenti per mascherarlo ma, si sa, un fan dell’horror è difficile da ingannare.
Peccato perché, fino a dieci minuti dalla fine, si intravedeva uno spiraglio, la possibilità di uscire totalmente fuori dagli schemi, con un finale a sorpresa non nel contenuto ma nel suo sviluppo più estremo. Ma potevano Wes Craven e tutta la produzione permettersi di fermare qui una delle serie più gettonate degli ultimi anni? Potevano permettersi di rinunciare agli incassi di altri futuri sequel? Evidentemente no.Eppure eravamo vicini. Uccidere Sidney Prescott e darla bere a Linus e a Gale. Fregare tutti quanti. L’assassino, in questo caso, era vicino a farla franca.

Dylan Dog – Dead of night

Ecco una visione che il Terzo Occhio non poteva perdersi, vuoi perché un film sull’indagatore dell’incubo era atteso da anni da tutto il pubblico “dylaniato”, vuoi per l’insolito exploit degli americani, interessatisi alla trasposizione cinematografica di un fumetto tutto italiano, vuoi per il coro di dissensi pervenuti da una critica sempre molto attenta alle esigenze degli spettatori. Il Terzo Occhio doveva vedere con la sua nera pupilla questa pellicola e giudicarla senza preconcetti.

Veniamo innanzitutto alle differenze plateali, già note alla vigilia della prima: l’assenza di Groucho, braccio destro di Dylan nullafacente ma dallo humour sopraffino, e di qualsiasi altro personaggio noto nella serie (l’ispettore Bloch e l’inventore strambo Lord Wells su tutti), la location diversa (non Londra ma una cupa New Orleans trasformata in un calderone di mostri), il colore del maggiolone (nero anziché bianco). Certo, di problemi questo film ne ha incontrati parecchi: il ridotto budget non ha permesso alla produzione di girare il film oltreoceano e non ha consentito di acquistare i diritti per impiegare la figura di Groucho Marx; la Disney detiene i diritti in esclusiva di utilizzo dei maggiolini bianchi per via di Herby, maggiolino protagonista di una serie di film negli anni 70-80.

Ma a fronte di queste diversità, a loro modo forzate, ve ne sono altre dettate da un riadattemento approssimativo del personaggio centrale. Dylan Dog, infatti, non è quel tipo introverso e allampanato che conosciamo, ma un giovane palestrato e spavaldo, dal grilletto fin troppo facile. Siamo abituati a un individuo riflessivo e non a un uomo d’azione come quello proposto dall’attore Brandon Routh (Superman Returns).

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Svelato il vincitore del Tremo Ancora!

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A molti potrà sembrare strano, altri si chiederanno “Questa storia fa tremare?”, altri faranno spallucce e non si porranno domande. Ma so che molti capiranno. In ogni caso, per tutti, spiegherò cosa ci ha portato a decretare Carne, di Patrizia B. miglior racconto di questa prima edizione del Tremo Ancora.

Questo racconto, che in apparenza può apparire niente più che come un brandello di realtà particolarmente cruda, riesce a trasmettere quel brivido, quella sensazione di orrore che cercavo quando ho indetto il concorso. I motivi sono molteplici.

Il primo, senza dubbio, la collocazione in un contesto ben definito, quello di Sarajevo, e reale, che sa veramente di vissuto.

Il secondo, la sensazione di pericolo che aleggia in queste poche righe, dovute all’atteggiamento furtivo del protagonista, alla presenza inquietante dei cecchini, all’immagine della montagna che sovrasta ogni cosa.

Il terzo, infine, il significato insito tra le righe nel rigurgito del cane. Ancora una volta, quello che non viene spiegato, ma mostrato, anzi meglio, lasciato intuire, colpisce inesorabile la mente del lettore.

Patrizia B. riceverà una copia di NASF6, la scheda di valutazione di un suo racconto e potrà avere un libro edito recensito su Nero Cafè, Terre di Confine o Aculeo, secondo il genere trattato.