Archivio | agosto 2011

Giallo, di Dario Argento

Giallo.
Il Terzo Occhio ha atteso, paziente, il momento giusto per guardare con la sua pupilla dilatata questo film.
Occorreva una certa preparazione.
Troppo era già stato detto.
Dei difetti, della sfortuna, della bassa qualità, della mancata distribuzione nelle sale con uscita direttamente in dvd, del disastro cinematografico in cui è incorso il maestro dell’horror italiano.
Eppure di carte da giocare questo film ne ha.
Adrien Brody, Premio Oscar, convincente nelle sue espressioni da duro dal passato tenebroso, la sigaretta appesa alle labbra, lo sguardo che sa di morte e compassione di fronte all’insistenza disperata della co-protagonista del film, una Emmanuelle Seigner che, nonostante l’età, è ancora bella e dotata del giusto fascino.
Lui, un ispettore che chiamano lupo solitario, perché diverso dagli altri, chiuso, asociale, dal passato tragico, vittima di quel sistema che ora cerca di combattere.
Lei, sorella di una delle vittime del pericoloso serial killer chiamato Giallo (per via dell’itterizia), sempre pronta a rompere le uova nel paniere a Brody, una palla al piede difficile da scollarsi di dosso, che finirà, negli ultimi istanti della pellicola, col prendere a parolacce il nostro eroe solo per aver fatto il suo dovere.
Già, il finale. Attenti agli spoiler.

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Morte in aprile, di José Luis Correa

Lei si addormentò, o finse di addormentarsi, molto prima di me, non per niente io mi ero alzato dopo mezzogiorno. Mi dedicai a sentirla respirare accanto a me, ad ascoltare i suoi gemiti, a sentire il suo profumo, a vegliarle il sonno, ad accoglierla nell’incavo delle mie braccia quando si girò e si accoccolò lì come se avesse intenzione di restarci a vivere per sempre. E mi dedicai a restituirle ognuno dei suoi baci, veri o sognati, e a ricevere il calore del suo corpo e a desiderarla di nuovo e sempre con dolcezza.

Torna Ricardo Blanco, detective di Las Palmas che sembra venuto fuori da un altro tempo, duro e cinico a volte, ma anche goffo e sentimentale, creatura sull’orlo dell’estinzione, che non si rassegna alle ingiustizie e lotta strenuamente contro di esse, anche gratis se occorre, pur di mettere a nudo le nascoste verità in cui viene continuamente invischiato.
Questo secondo capitolo delle sue avventure è forse più profondo rispetto al primo, la sua personalità si delinea in maniera più precisa, dipingendone la forza e la fragilità con tratti da maestro. Correa, a suo modo, è un maestro. Abile nel tessere una ragnatela in cui invischiare il suo amato protatonista, abile nel mettere in piedi situazioni anche al limite del credibile, che il lettore finisce per accettare per buone perché, si dice, è il mondo di Ricardo Blanco a essere al limite del credibile.

Le passioni del detective vengono stravolte in questo romanzo da un serial killer spietato e lucido, pur nella sua pazzia. Le persone che ama verranno trascinate in un vortice che rischia di portarsi via quello stesso mondo di Blanco, così variopinto, vivido, indimenticabile.

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