Archivio | J marzo 2012

Il Signore del Canto, di Andrea Franco

Immaginare una società fondata sul canto, ove la magia stessa nasce e vive attraverso la voce dei musicanti, e riuscire a rendere credibile questo sistema, non è impresa semplice, ma Andrea Franco sembra riuscirci appieno. La storia, semplice e cristallina, è una storia d’amore che non anela a rappresentare l’ennesimo tentativo di salvare il mondo da parte del bene in lotta contro il male. Non c’è nulla di tutto questo nel breve romanzo pubblicato da DelosBooks, e ne siamo lieti, perché ciò che Franco ci racconta è qualcosa di lieve, che deve essere lieve, ma anche di profondamente sentito. Non si può non arrivare all’ultima pagina con una sensazione agrodolce che ci fa assaporare la chiusura pensando di aver letto qualcosa di buono, di cui rimane un ricordo piacevole.

 La vicenda narra di come Jamis, giovane di’erendis (musicante, appunto) cerchi di salvare la sua amata èlhear, scelta per essere la futura hel’erendis (Signora del Canto, indiscussa autorità del mondo di al’ajiss) da un destino che altrimenti li separerà per sempre. La hel’erendis in carica, l’austera Halaedris, si oppone con tutte le sue forze alla sfrontatezza del giovane, nel tentativo di preservare l’equilibrio di un sistema che da secoli tiene fuori gli uomini dalle alte cariche di governo, al fine di mantenere la pace nel mondo. Equilibrio che Jamis incrinerà fino al punto di rottura. Ma l’amore per la sua bella è tale da spingerlo a prendere una decisione che finirà per sorprendere la stessa Halaedris.

 Il romanzo, che conta poco più di cento pagine, è un viaggio che il lettore fa volentieri assieme a Jamis, col quale empatizza immediatamente. D’altronde, nella storia della letteratura, gli amori difficili sono da sempre tra i topoi di maggior successo, basti pensare a grandi classici quali I promessi sposi  di Alessandro Manzoni o a Romeo e Giulietta di William Shakespeare. Naturalmente qui siamo in ambito fantasy, ma il concetto di topoi abbraccia qualunque genere letterario, senza eccezione.

È una lettura che ci sentiamo di consigliare quindi, senza naturalmente avere grosse pretese, non tanto per la qualità – che c’è ed è indubbia – quanto per i contenuti che, a causa della brevità dell’opera, non arrivano a incidere quanto invece avrebbero potuto in uno spazio di pagine più ampio.