Trentasettesima settimana di volo

Giorno 248
E’ successa una cosa strana oggi. Sospetta.
Ero andato in infermeria per chiedere a Maxwell di darmi un’altra boccetta di pillole contro l’insonnia… e l’ho trovato in una posizione grottesca…
Era chino a terra, con le gambe divaricate, come se stesse facendo un esercizio di aerobica, solo che era immobile… ad eccezione di un particolare: le sue dita trotterellavano sul pavimento disegnando strane figure astratte… e poi sussurrava. Cose. Cose incomprensibili.
Era solo, naturalmente… ma avevo la sgradevole sensazione che stesse parlando con qualcuno… sotto di lui.
Al livello sottostante… in corrispondenza del laboratorio!
Sono rimasto a fissarlo in silenzio a lungo, aspettando che fosse lui a notarmi. Ma non mi ha notato. Né visto, né sentito. Né percepito.
Solo quando è sopraggiunta Kora, Maxwell si è ripreso, balzando in piedi con un agile movimento, simulando la fine di un esercizio ginnico.
Ho notato anche in Kora qualcosa di strano. Mi fissava come se cercasse di leggermi dentro… come se volesse capire cosa avevo visto…
Ho fatto finta di nulla, naturalmente.
Ma ora so che non mi posso fidare di loro, di nessuno dei due.
In qualche modo, sono stati infettati.

 

Giorno 249
Ne ho parlato a Navarra, stamani. Gli ho spiegato quello che ho visto, di come fossero ambigui Maxwell e Kora.
Il Mistico mi ha guardato da dietro i suoi occhiali da sole… per niente sorpreso.
“Lo so.” Mi ha detto. “Forges ed io pensiamo che stiano nascondendo loro Reinberg.”
Le sue parole mi hanno lasciato di sasso.
Loro sapevano GIA’ che quei due non erano più quello che sembravano?
“Me ne sono accorto subito dopo che Maxwell ha mentito dicendo che le analisi andavano bene.” Mi ha spiegato Navarra, sfilandosi gli occhiali. “Ho letto nelle loro menti la menzogna… e un influsso più potente… qualcosa di oscuro che non riuscivo a penetrare.”
“E come intendete agire?” Ho preteso di sapere. ” E perché non ne avete parlato con noi?”
“Per non scatenare il panico” E’ stata la sua risposta. ” E perché non so ancora se siano irrecuperabili… o se possiamo fare qualcosa per salvarli.”
“Quindi cosa volete fare?” Ho insistito, notando che il Mistico evitava di rispondere alla domanda più importante.
“Niente.” Ha risposto. “Soltanto tenerli d’occhio.”
Se ci fosse stato un Inquisitore come Nazoko al posto suo, pensavo, avrebbe gettato sul rogo entrambi prima ancora di fargli delle domande. Li avrebbe purificati con un lanciafiamme e poi avrebbe concesso loro il perdono.
“Non sono un Inquisitore.” E’ stata la reazione di Navarra, al che ho compreso che avrei dovuto stare attento anche a ciò che pensavo.

 

Giorno 250
Un tremore metallico ha scosso la Libellula Azzurra stanotte.
Mi ha svegliato di soprassalto, cancellando il sogno che mi stava straziando – un concentrato di morte e devastazione che è rimasto impresso in me come una macchia d’olio in espansione – e precipitandomi nella realtà.
Ce n’è stato un altro. E un altro.
Mi sono vestito in fretta, ho afferrato spada e pistola e sono uscito in corridoio.
Ecco. Devo essere calmo. E preciso.
Fuori ho trovato il comandante Forges e Michail Vov.
“Proviene dal livello sottostante!” Ha esclamato Forges.
Non ho chiesto loro chi ci fosse di guardia ai laboratori… lo sapevo già.
Nina e Francisco Navarra.
“Dove sono Kora e Maxwell?” Ho chiesto mentre stavo già correndo verso le loro cabine.
Non mi hanno risposto, lasciandomi passare.
Ho spalancato la porta della cabina di Kora.
La stanza era vuota.
Vov ha aperto quella di Maxwell.
“Non c’è!”
Allora ci siamo precipitati giù per le scale di servizio più veloci che potevamo.
Ancora un rombo… una vibrazione… ancora più forte.
Il primo ad arrivare giù è stato Vov.
L’ho visto sbucare nel corridoio, voltarsi per guardare avanti… e subito dopo scomparire dietro una folgorazione scarlatta.
Mi sono bloccato prima di ritrovarmi a mia volta nel corridoio e mi sono affacciato oltre.
In fondo, davanti alla porta blindata, c’era Maxwell.
Stringeva un fucile al plasma e aveva un visore a infrarossi sugli occhi.
Kora gli stava accanto. Era ferma in piedi e imbracciava un mitra.
Non vedevo Nina e il mistico da nessuna parte.
“Bryan!”
Era lei. Nina.
La voce proveniva dall’altra estremità del corridoio.
Mi sono affacciato e l’ho vista, rintanata dietro la curva.
Stava trascinando Vov, che giaceva a terra inerte.
Poi ho visto anche Navarra, alle spalle di Nina.
Aveva la fronte macchiata di sangue.
“Che diavolo succede?” Ho chiesto facendo attenzione a non entrare nella linea di tiro di Maxwell.
“Ci hanno assalito all’improvviso!” E’ stata la risposta di Nina. “Sono impazziti!”
“Sono INFETTI!” Ha gridato Forges, dietro di me.
“NON PROVATE A FERMARCI!” La voce di Kora sembrava distorta… come se fosse il suo stomaco a parlare e non lei.
“NON VI AVVICINATE!” Le ha fatto eco Maxwell con lo stesso timbro vocale alterato.
“Che cosa state facendo?” Forges tentava di mediare. “Non fate pazzie!”
“IL SANGUE NON E’ PAZZIA!” E’ stata la tremenda risposta di Kora. “IL SANGUE E’ IL FERTILIZZANTE DELLA VITA! IL SANGUE LAVERA’ LE NOSTRE ONTE! DOBBIAMO APRIRE LA PORTA AL SANGUE! CONGIUNGERCI CON LUI!”
Mi sono girato a incontrare lo sguardo del comandante.
Forges ha scosso la testa, rassegnato.
“Kora, per l’amore del cielo!” ho provato io stavolta “il sangue non porterà che altro sangue! Stai vivendo una realtà alterata! Fidati di me! L’ho già vissuta! SO COSA PROVI ORA! SO DEL DESIDERIO DI SANGUE… SO DEL DESIDERIO DI SOGNARE… DEGLI INCUBI… MA E’ UN’ILLUSIONE! E’ UNA SPORCA ILLUSIONE DI MUAWIJHE! DEVI RESISTERE!”
“TACETE BASTARDI!” La voce tonante di Maxwell era scoppiata all’improvviso, come un fiume in piena che avesse straripato. “TAPPATEVI LA BOCCA!”
E dicendo questo, aveva aperto di nuovo il fuoco.
Ogni colpo del suo fucile al plasma era un’esplosione… le pareti del corridoio tremavano sotto il fuoco di Maxwell… sollevando nell’aria una leggera foschia che odorava di bruciato, nascondendo a noi la visuale… ma non quella di Maxwell, che poteva vederci grazie agli infrarossi.
“Bryan!”
Era la voce di Vov. Allora non era morto…
“Michail, come stai?”
Pausa.
“Non bene… ma sono corazzato!”
In quel momento avevo sentito la bocca storcersi in un sorriso… e dato che la cosa mi sembrava alquanto inopportuna in quel frangente, mi ero subito ricomposto, pensando a un modo per sfondare le difese di Maxwell.
A un tratto, qualcosa aveva sibilato nella mia mente… un fischio forse… o forse un tono di avviso.
“Bryan, comandante… ascoltatemi.” Sapevo di chi era quella voce… anche se arrivava direttamente nella mia testa, la riconoscevo… era quella di Navarra. “Non abbiamo scelta. Capite cosa dico? Dobbiamo uscire fuori e affrontarli. Sparando. Senza pietà. Ormai sono stati presi… non possiamo salvarli. Sbagliavo a pensare il contrario. L’oscurità è forte. E’ troppo forte… inarrestabile. Aspettate il segnale. Poi aprite il fuoco!”
Io e Forges ci siamo guardati.
Leggevo disperazione nei suoi occhi. Tristezza.
Capivo che per lui Maxwell e Kora erano più di semplici subalterni. Non conoscevo i loro legami, ma supponevo che quella non fosse la loro prima missione insieme.
“Va bene.” Aveva bisbigliato Forges, conscio che Navarra lo avrebbe comunque sentito.
Intanto Maxwell aveva smesso di sparare…
In compenso il suono che ne era seguito subito dopo era molto… molto peggio. Era il cigolio dell’apertura manuale… stavano aprendo la porta blindata!
“ORA!” Era riecheggiato nella mia mente come uno sparo, il segnale di Navarra.
Io e Forges siamo usciti in corridoio tenendoci bassi e laterali… contemporaneamente ho avvertito la presenza degli altri sull’altro lato del corridoio… UNO, DUE, TRE PASSI… POI IL FUOCO!
Un bagliore scarlatto e un boato assordante si sono interposti alle nostre raffiche e la nebbia è stata spazzata da un vento infuocato che ci sferzava la pelle al suo passaggio…
Qualcuno ha urlato… davanti a noi.
E intanto sparavo… basso, me ne rendevo conto solo ora… stavo sparando alle gambe di chiunque avessi avuto davanti…
Ancora un lampo rosso in mezzo a noi… e d’un tratto Forges non c’era più.
Allora ho alzato la mira… avanzando più spedito… e improvvisamente gli occhi verdi del visore a infrarossi mi sono comparsi davanti.
Un metro e mezzo, forse due.
Io e Maxwell… quasi schiacciati dalla nostra vicinanza…
Non ho aspettato. Nemmeno un istante.
Il rosso del raggio che veniva caricato dal mio avversario era per me un messaggio di morte che non aveva bisogno di altre presentazioni… sapevo esattamente che entro cinque secondi sarei morto arrostito… e ho premuto il grilletto…
La raffica ha investito Maxwell con una gelida sventagliata di morte…
L’ho visto volare indietro contro la porta blindata nello stesso momento in cui la serratura scattava… e qualcosa di oscuro si affacciava a guardarci…
Ho intravisto un movimento accanto a me… una giacca nera e una chioma bionda sfrecciarmi davanti…
Nina… ho pensato… ma subito mi sono reso conto che non era lei… ma Michail Vov.
Si è lanciato contro la porta e l’ha richiusa di colpo, travolgendo Kora e la misteriosa entità nella sua corsa.
Un grido agghiacciante ha tagliato l’aria, dividendo la foschia a metà… e qualcosa è piombato sul pavimento ai miei piedi, contorcendosi in modo febbrile…
Ho fatto un passo indietro, puntandogli contro l’arma… aspettando di vedere cosa fosse.
Quando la nebbia si è diradata… una sorta di tentacolo corto e viscido è apparso ai miei occhi. Si contorceva, cercando la strada per la sopravvivenza…
L’ho mirato e ho fatto fuoco, riducendolo in mille pezzi.
Poi finalmente il fumo si è dissolto.
Vov era ancora con la schiena contro la porta blindata. Con un braccio stringeva la sua spada e con l’altro teneva inchiodata Kora a terra, tirandole i capelli verso il basso per non farla muovere. La lama della sua arma era finemente accostata alla gola di lei.
Forges era in ginocchio, un paio di metri dietro di me. Era ferito a una spalla, ma non sembrava grave. Poco più in là stavano Nina e Navarra, entrambi armati ed entrambi in ritardo rispetto all’attacco.
Maxwell era cadavere accanto ai piedi di Vov.
Improvvisamente mi ero reso conto che Yama non c’era.
L’ho cercato con lo sguardo.
Era scomparso.
Quando siamo ritornati di sopra, Nina ha accompagnato Forges, Vov e Kora in infermeria. Il comandante aveva una leggera ferita alla spalla, Kora aveva un buco sulla gamba (opera mia, credo) e Vov una contusione sul torace a causa dell’impatto con il raggio al plasma che la sua corazza corporea aveva fortunatamente respinto.
Quanto a me e Navarra, ci siamo divisi le ricerche di Yama.
Ma non abbiamo dovuto cercare per molto.
Il Jito era nella sua cabina.
Stava dormendo.
Il Mistico si è avvicinato a lui e gli ha passato una mano sulla fronte.
Gli occhi di Yama saettavano sotto le palpebre inseguendo sogni inafferrabili… o forse fuggendo da incubi terribili.
“Dobbiamo proteggerlo.” Sono state le parole del Mistico.
Mi sono avvicinato per guardarlo negli occhi.
Il suo sguardo era sicuro e la sua voce sincera.
“Proteggerlo da cosa?” Ho chiesto.
“Da se stesso.” Mi ha risposto. “E dai suoi incubi.”
“Tutti noi dobbiamo proteggerci dai nostri incubi.” Ho tenuto a precisare.
Navarra ha scosso la testa.
“Non parlo di quelli. Ma degli incubi che lo attanagliano da quando lo abbiamo riportato in vita. Quelli che… Bryan, avete scatenato in lui, tu, Shane e Nina, unici superstiti della Croce del Nord.”
“Francisco, ho provato a chiedergli scusa, ma lui…”
“E’ naturale. Lui ti odia. Come odiava Shane. E come… in misura più lieve… odia Nina. Ma odia soprattutto TE, Bryan.”
Ero stupefatto.
“Perché?”
“E’ così semplice…” Navarra mi ha sorriso, come per confortarmi. “Tu eri suo amico. Eri l’unico amico che aveva a bordo. L’hai tradito. Un tradimento del genere, nella sua cultura, è come una seconda morte… lo capisci?”
Capivo perfettamente, ma Navarra voleva che non avessi dubbi.
“Bryan, tu hai ucciso Yama due volte!”

 

 

Giorno 251
Con tutto quello che era successo, ieri abbiamo completamente dimenticato Reinberg. Almeno per un po’.
Un grave, gravissimo errore.
La porta blindata è rimasta incustodita per tre ore… fino a quando Forges non ha avuto la folgorazione e ci ha ordinato di correre immediatamente a vedere. Io, Nina e Navarra ci siamo mossi subito ma quando siamo arrivati sembrava tutto normale.
Tutto, o quasi.
Mancavano due cose: il tentacolo che avevo fatto a pezzi… e il corpo di Maxwell.
Stanotte non abbiamo quasi dormito al pensiero che Reinberg sia riuscito a entrare nel laboratorio… ma soprattutto non ci ha fatto dormire la domanda: PERCHE’ REINBERG, SE E’ ENTRATO NEL LABORATORIO, NON HA FATTO USCIRE QUELLO CHE C’ERA DIETRO?
Allora, forse non l’ha aperta? Forse ha portato il corpo di Maxwell da un’altra parte? E se è così, dove? Forse nel posto in cui è nascosto ora?
A questo proposito abbiamo torchiato Kora per oltre un’ora, cercando di farci dire dove fosse Reinberg.
Lei sostiene di non saperlo, ci manda al diavolo ogni due minuti, dice che siamo pazzi, che lei non ha fatto proprio niente di tutto quello di cui l’accusiamo… e questo sta sollevando in noi il dubbio che Kora sia sincera.
Anche Navarra ammette di non notare tracce di menzogne nelle sue parole… è come se avesse RIMOSSO l’accaduto… come se per lei non fosse mai successo…
Tuttavia ancora non possiamo esserne certi… così la teniamo chiusa nell’infermeria sorvegliata da Nina. Giù, di guardia al laboratorio ci sono Vov e Forges.
Quando Yama ha saputo cos’è successo ci ha biasimato per non averlo svegliato. Era nostro dovere farlo… cosa ci è saltato in mente di lasciarlo dormire?
Inutile stargli a spiegare che non ce ne siamo accorti…

 

Girono 252
Giornata incolore. Nessuna novità.
Turni sorveglianza tranquilli e regolari.
Kora non si lamenta nemmeno più del trattamento ricevuto, forse comincia a ricordare qualcosa… fatto sta che è diventata improvvisamente troppo gentile, il che è sospetto perché lei non è stata MAI gentile. Dovrebbe farmi un certo effetto il pensiero di aver fatto sesso con una donna che ora è – probabilmente – posseduta, infetta o non so cosa.
Ma non è così. Non sento niente per lei.
Il mio cuore, la mia mente… appartengono a Nina ormai.

 

Giorno 253
Terreno bruciato… ossa spezzate… pipistrelli in volo sopra cumuli di fango… vermi brulicanti dentro oscure cloache… braccia incrostate che tentano di uscire dal suolo in cui sono confinate… mani sfregiate che schizzano sangue nero nel cielo di fuoco, nel tentativo di afferrare l’aria…
Mi sono svegliato ansimando.
Gli incubi non ci lasciano.
Ieri sera ho preso cinque pillole. CINQUE.
Ho il terrore di trasformarmi di nuovo in un mostro. Non deve succedere. NON DEVE.
Piuttosto, mi ucciderò. E’ una promessa che intendo mantenere.
Nina ha controllato la riserva di pillole oggi. Mi ha confidato che non crede che durerà fino al nostro arrivo su Nero. Almeno, non se tutti continuiamo a prenderne più di tre a notte.
Secondo lei dovremmo considerare di diminuire le dosi… o rischiamo di non farcele bastare.
L’idea mi fa rabbrividire. Ne abbiamo parlato con gli altri e facendo un rapido calcolo, abbiamo stabilito che ne ce ne possiamo permettere massimo due per notte. TRE nei casi più gravi.
Nel frattempo continuano le ricerche di Reinberg.
Dal laboratorio oggi, si sono levati di nuovo dei lamenti strazianti…
Sento che le cose stanno precipitando. Lo sento… e so di non poter far niente per evitarlo.

 

Giorno 254
Una traccia.
Yama è andato da Navarra oggi e gli ha mostrato qualcosa.
Il Mistico ha chiamato me e Forges e ha chiesto il nostro parere.
Yama era presente, ma non osava rivolgermi né parola né sguardo.
Nell’obitorio, dentro una delle bare ad espulsione, c’era del sangue.
“Potrebbe essere di Reinberg.” Ha ipotizzato Forges. “Potrebbe essere il luogo dove si era nascosto. Qui non abbiamo certo guardato…”
Era vero.
Sarebbe stato un ottimo nascondiglio.
Ciò non toglieva che comunque ORA non c’era.
Abbiamo aperto le altre bare, con estrema cautela e pronti a tutto… ma Reinberg non stava da nessuna parte.
Ci siamo accordati per fare di nuovo il giro dell’astronave, ricontrollando anche i condotti d’aria e ogni altro pertugio.
A sera eravamo esausti ma pienamente convinti del fatto che Reinberg non fosse in quella zona dell’astronave.
“Non resta che il laboratorio.” Ne aveva dedotto il comandante.
Per qualche motivo che ignoriamo, l’oscurità ha deciso che non era il momento per uscire. Questo significa che Kora e Maxwell non volevano far uscire la cosa-Nazoko che si celava nei laboratori… bensì volevano entrarvi!

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About Daniele Picciuti

Ultime pubblicazioni: Ritorno alla Mary Celeste (Dunwich Edizioni, 2013) I racconti del sangue e dell'acqua (Bel-Ami Edizioni,2011), Uomini e spettri (racconto in antologia, Bel-Ami Edizioni), Mistero (racconto in antologia, Il Mondo Digitale Editore). Presidente Ass.ne Cult.ne Nero Cafè Capo Redattore Magazine Knife Vice-responsabile Nero Press Edizioni

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