Archivio | maggio 2012

Racconti D.O.C. – Denominazione di Origine Criminale


Da qualche giorno è reperibile online la raccolta di racconti thriller D.O.C. – Denominazione di Origine Criminale. Selezione letteraria nata dal concorso letterario di Nero Cafè: Nero D.O.C. (prime tre edizioni).

L’ebook, disponibile sia in formato pdf che epub, è edito sotto il marchio Nero Press.

Per quanto mi riguarda ho curato personalmente l’editing dei testi e la prefazione, di cui sotto potete leggere un estratto. La cover invece, è un’elaborazione grafica di Laura Platamone.

Dalla prefazione:

Le storie che andrete a leggere spaziano dal thrilller classico, alle atmosfere noir, a piccoli e oscuri orrori. Laddove per orrore intendiamo quello “umano”, a volte addirittura “quotidiano”, tratto da una realtà a noi vicina che – sempre più spesso – rappresenta l’orrore più grande di tutti.
Personaggi che si improvvisano detective, vittime che si rivelano carnefici, deviazioni mentali estreme, tristi e crude vicende personali, echi di guerra, grotteschi omicidi e fenomeni a volte inspiegabili si alternano in queste pagine virtuali.
Riunire queste opere sotto il titolo di D.O.C. – Denominazione di Origine Criminale – ci è parso il modo migliore e più spontaneo di proporvele, tenendo fede al significato di fondo del concorso stesso, che è l’esplorazione del crimine, non certo per avallarlo quanto, al contrario, per esorcizzarlo.
Perché a noi il “nero” piace, ma non deve essere “sbagliato”, né “falso”, bensì deve avere un valore. Dev’essere, appunto, un “nero” D.O.C.

Potete leggere la notizia completa, corredata dai titoli e dai nomi degli autori, qui. 

Intervista su Cartoon Mag

Daniele Picciuti, nasce a Roma e si muove come scrittore nei mondi della fantasia e dell’horror.
Cosa puoi dirci della tua passione per la scrittura?

Come per molti miei colleghi, la passione è nata molto giovane. Ricordo che avevo una vecchia Olivetti in casa, una macchina da scrivere che faceva un gran baccano ogni volta che pigiavo un tasto. I vicini del piano di sotto di lamentavano perché scrivevo anche di notte e il rumore si ripercuoteva attraverso il pavimento fino in casa loro. Ma non sono riusciti a farmi desistere dall’inventare storie e metterle su carta. E così eccomi qua.

Sei sempre stato attratto dal genere fantasy, penso ai tuoi racconti Il lato oscuro e I cancelli del buio

Hai citato due racconti con cui arrivai in finale al vecchio Premio Courmayeur. Il secondo mi ispirò poi il romanzo I lupi della bruma. Da buon giocatore – e anche master – di giochi di ruolo, il fantasy ha sempre avuto su di me un’influenza particolare. Cosa c’è di meglio che impersonare un guerriero e infilzare i nemici come spiedini? Avevo giocato così tante avventure, all’epoca, che metterne qualcuna su carta fu un processo quasi fisiologico.

Ne Il sangue delle tenebre unisci vampiri e horror, una tematica molto in voga in questo periodo. Dove hai preso spunto per quest’opera e cosa ne pensi dei moderni vampiri?

Ricordo che avevo voglia di scrivere un racconto di vampiri. All’epoca non erano ancora una moda per adolescenti come oggi – parliamo del 2000 – e scriverne risultò una mossa vincente. Arrivai quinto con quell’opera e, ancora oggi, rileggendola ho una certa nostalgia. La storia era di una complessità che, in seguito, avrei giudicato cervellotica. Però credo fosse intrigante. A pensarci bene, non ho smesso di scrivere di vampiri. Nel 2009 sono giunto in finale al PremioVamp con il racconto In fondo al fiume (poi pubblicato nella raccolta horror I Racconti del Sangue e dell’Acqua, nel 2011). Un altro mio lavoro – Caccia senza tempo – è stato pubblicato l’anno scorso sul terzo numero della rivista Altrisogni. Il mese scorso, Nella sete e nel pianto – storia di angeli e zombie in cui appare un personaggio a metà tra il Nephilim e il vampiro – è apparsa sulla rivista Writers Magazine Italia. Il segreto sta nel parlare di vampiri in un modo che sia originale.

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I Racconti del Sangue e dell’Acqua: recensione su Horror.it

Tredici racconti dedicati ai due elementi che più di altri rappresentano la vita (e la morte) per l’uomo: il sangue e l’acqua. È questo il biglietto da visita con cui si presenta ai lettori Daniele Picciuti, poliedrico autore impegnato da molti anni in vari fronti letterari, non ultimi il blog Nero Café e la rivista Knife, ambedue dedicati al lato noir della narrativa.

I racconti del sangue e dell’acqua (Bel-Ami Edizioni, 2011) è un’antologia letteraria multiforme in cui sono ben presenti sia le radici dell’autore che da sempre naviga nelle tormentate acque del genere horror che i suoi ispiratori, da Clive Barker ad H. P. Lovecraft. La raccolta è tenuta insieme da un sottile filo che unisce tutti i racconti tra loro, in un continuo mescolarsi tra realtà e incubo. Le storie che Picciuti racconta sono simili a dei sogni, o più spesso incubi, che una volta svegli ci lasciano qualcosa dentro che ci disturba e che sembra non voler andare via. Ogni racconto è un’istantanea che ci rivela un angolo sperduto del mondo, dell’Italia in particolare, e che ci fa rivivere le vecchie emozioni di quando, da bambini, ascoltavamo storie di fantasmi, case stregate e misteriose apparizioni notturne.

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