Archivio | ottobre 2014

Femmine che se la tirano (e ti fanno ammazzare)

evagreenIn due parole: Eva Green.

Sì, reduce dalla visione di Sin City – Una donna per cui uccidere, non potevo esimermi dal pubblicare questo post. D’altronde il suo è un personaggio creato ad hoc per restare scolpito nella mente del pubblico – maschile, diciamolo – e, in fondo, da quel corpo statuario che galleggia in acqua come librandosi nella notte, tra schizzi di sangue latteo e quegli occhi verdi e brillanti come gemme incastonate nel marmo, non puoi che aspettarti questo.

Cosa rimane del film, se non e-s-a-t-t-a-m-e-n-t-e l’immagine di Eva Green?

Ma facciamo mente locale, perché il film – straordinario, forse non quanto il primo, però siam lì – propone una quantità tale di storie, intrecci e visioni, da non potersi ridurre solo a una femmina che se la tira, o, come dice Marv a Dwight, una donna per cui uccidere. O ancora, come dico io, per cui farsi ammazzare, visto che il corso della vicenda, a un certo punto – magari anche in maniera prevedibile – prende proprio questa piega.eva3

Ho già menzionato Marv, ed è unico, naturalmente, unico nel suo genere. A vestirne i panni è un Mickey Rourke sempre perfettamente calato nel suo personaggio, che se la diverte un casino a fare a pezzi la gente, tra un’amnesia e un goccio di liquame alcolico. A ben vedere, è il personaggio jolly di questo secondo film, l’unico a interagire praticamente con tutti gli altri protagonisti. E a metterci del suo, questo è certo.

C’è Dwight, stavolta “abitato” dalla faccia di Josh Brolin anziché da quella più pulita ma anche più ironica di Clive Owen (a me è mancato, non so a voi), ed è lui quello che si fa fottere da Ava (Eva Green), anche se a ben vedere non è il solo; in suo soccorso, come la prima volta, arriva Gail (Rosario Dawson) ma stavolta può contare pure sull’onnipresente Marv.

C’è pure Nancy, Jessica Alba – quasi me la stavo scordando – che finisce in netto secondo piano a differenza della prima pellicola, dove risaltava decisamente di più. Per lei un cambio di look –  e devo ancora decidere se ci abbia guadagnato o no – e una vendetta per la morte di Hartigan, un Bruce Willis fantasma che – eh sì, l’ho pensato! – pare venuto direttamente dal set de Il Sesto Senso.eva4

C’è pure Joseph Gordon-Levitt, nei panni di Johnny, un giocatore d’azzardo un po’ troppo testardo, un po’ troppo fortunato e un po’ troppo stupido per reggere il confronto con gli altri. Si fa rompere le dita per poi farle riaggiustare a un redivivo Cristopher Lloyd, che sempre un piacere veder recitare. Verso la fine della sua travagliata storia incontra persino Lady Gaga (giusto un cameo) nei panni di Bertha, una giovane cameriera che gli offre dei soldi perché riprenda in mano la sua vita.

Il film è costellato di innumerevoli altri personaggi che non staremo qui a elencare. Posso dire però che mi è dispiaciuto veder sostituita la Miho di Devon Aoki con quella di Jamie Chung, ma se sono sopravvissuto al nuovo Dwight si può sopravvivere anche a questo.evagreen2

Gli effetti visivi sono splendidi, forse superiori anche al primo film, volutamente ancora più fumettistici, studiati con maggior cura, almeno questa è la sensazione che ho avuto; mentre le vicende, nonché i villain, rispetto al primo Sin City mi sono apparsi meno originali; mi è mancata una figura di spicco come quella di Kevin (Elijah Wood), che pur non durando a lungo ti resta impressa come una lama nello stomaco. Non è da escludere, però, che la causa di questa differenza sia la mancata novità che invece era ben presente allora.

Sin City resta in ogni caso una perla, di qualsiasi versione si tratti, e da qualunque punto lo si guardi. Davanti allo schermo ci si diverte, è un fumetto che prende vita e ti avvolge nelle sue spire nere e corrotte. Come Dwight, anche noi (maschi malati) veniamo ammaliati dall’essere che è Ava e non vorremmo più staccarcene.

La domanda, alla fine, è: vi sarà un terzo episodio? Personalmente, lo spero.

LUCY (ovvero come Scarlett Johansson si trasforma in un Dio nel tempo di una fottuta partita di calcio)

lucyLo attendevo molto questo film, devo riconoscerlo. Vuoi perché Scarlett Johansson è quello che è, vuoi perché il veterano Morgan Freeman è quello che è, vuoi perché il regista Luc Besson è quello che è, vuoi perché il cervello umano ha talmente pochi neuroni attivi che uno si aspetta che, tutto sommato, Scarlett, Morgan e Luc possano bastare a garantire la qualità di un film, o almeno la sua godereccia visione.

Ecco, diciamo che questo dei pochi neuroni attivi è un bel problema, è di fatto il tema portante della storia; il professor Freeman spiega a una folta platea, durante un convegno, che il cervello umano utilizza solo il 10% delle sue facoltà ed emerge il grande interrogativo: quali effetti potrebbero verificarsi nel caso in cui tale percentuale aumenti?

Ce lo spiega Luc Besson e lo fa attraverso il corpo di Scarlett Johansson, che quella sera stessa invade lo spazio vitale del professore comparendo simultaneamente al telefono, in tv e sul portatile del disgraziato Un Morgan Freeman che appare un po’ chiuso a riccio, in una parte che è francamente un po’ una palla.

Cosa che naturalmente non si può dire di Scarlett, che sembra qui prendere un po’ le mosse da Vedova Nera, trasferita dalla sede degli Avengers direttamente a Taiwan, un posto pieno di coreani incazzati e sanguinari che, pur di riprendersi tre buste contenenti una nuova droga sintetica, non esitano a dichiarare guerra alla polizia internazionale, arrivando fino agli Champs Elysées. La droga, spieghiamo, non è quella cosa capace di aprire la mente umana fino a farle raggiungere il 100% delle sue facoltà, non nella realtà almeno. Lo fa solo questa qui. Ma, chiaramente, i bruti non hanno fatto i conti con Vedova Nera – aehm, pardon! Lucy – qui riplasmata nelle sembianze di una studentessa capitata nel posto sbagliato con l’uomo sbagliato.Lucy (1)

Il film è divertente? Sì, lo è. Inseguimenti, scene comiche, molta azione, la giusta dose di fantasia mista a qualche frammento di scienza. Effetti speciali discreti, soprattutto quando lei rischia di polverizzarsi sull’aereo perché le sue cellule vanno in astinenza e rischiano di disintegrarla.

C’è pure un simpatico poliziotto francese (Amr Waked) che fa espressioni pittoresche ogni volta lei si lascia andare a una prodezza soprannaturale. Fa un po’ pena, in realtà, ma ha la faccia giusta per la parte che interpreta.

E quindi, direte voi, ti è piaciuto o no? Dal titolo non sembra.

Ecco, il punto è questo. Mi  sarei aspettato di più. Pensavo fosse un film “da non perdere” ma la realtà è che è solo un film “da vedere”, sapendo che comunque non c’è nulla di nuovo rispetto al già visto universale.