Archive | novembre 2014

Interstellar: la nuova odissea

interstellar2Prima che i puristi e i conservatori si sentano in dovere di contestare il titolo – e il contenuto – di questa recensione, lasciatemi dire che qualunque cosa vogliate dire, fondamentalmente – pur rispettandola – non m’interessa. 2001: Odissea nello Spazio ha segnato un’epoca ma è giusto che oggi, a 46 anni di distanza, vi succeda una nuova odissea. E Interstellar si pone nell’ottica di successore ideale, tanto per i contenuti, che per le musiche, la fotografia, l’intensità dei sentimenti. Con delle differenze, certo, a volte esigue, altre notevoli. Ma così deve essere.

Christopher Nolan, che firma la regia del film, non ci fa certo rimpiangere Stanley Kubrick, anzi. Dopo lavori come Memento e Inception, Interstellar non fa che confermare il talento di questo regista.

Quello a cui assistiamo in Interstellar in tre ore di pellicola non è soltanto l’odissea di un gruppo di astronauti in esplorazione nello spazio profondo alla ricerca di un nuovo mondo per la razza umana, ma anche un viaggio interiore – duplice, di Cooper e di Murph – e la storia di un padre e una figlia, del legame profondo che li unisce e che sembra elevata a metafora dell’intera umanità, perché è nell’amore reciproco che è possibile trovare la salvezza.

Questo in ultimo il messaggio del film.interstellar3

E poco importa, francamente, se i benpensanti troveranno cavilli cui attaccarsi per criticare un capolavoro come questo. Vi è un lato mistico in Interstellar, così come fu per 2001: Odissea nello spazio, vi è un punto dove la scienza si ferma e lascia il passo a qualcosa che è al di là della nostra conoscenza. Così veniamo inghiottiti dall’ignoto e da una scoperta che ci avvolge e ci scalda il cuore. Perché noi siamo lì assieme a Cooper, in quella assurda quinta dimensione; e siamo lì con Murph, prima bambina e poi adulta; siamo lì anche noi perchéinterstellar-buco-nero-633x415, come loro, vorremmo salvare la Terra e l’umanità intera dalla devastazione che la sconvolge. Perché tale devastazione è laggiù, di fronte a noi, e la vediamo ogni giorno più reale, veramente. Non è un caso che vengano girati ciclicamente film sulla fine del mondo, la percezione dell’uomo suggerisce che è proprio là che ci stiamo spingendo, epoca dopo epoca. L’evoluzione, con lo sfruttamento indiscriminato delle risorse – di ogni tipo di risorsa – ci sta portando alla rovina.

E in Interstellar, questo viene dato per scontato. Non si ferma a spiegare perché si sia arrivati a questo punto. Non serve. Il futuro che ci mostra è distopico – viene detto che non si crede più nel viaggio sulla Luna e francamente dubito che questo possa accadere nel nostro futuro, ma potrei anche sbagliare – ma è un futuro fin troppo vicino a noi.

Davvero emozioni intense per un film che rimane impresso fin nel profondo.

annemattUn plauso, infine, al cast: Un Matthew McCounaghey che, dopo la sensazionale prova nella serie True Detective, conferma la propria crescita professionale; intensa anche Jessica Chastain – che ricordiamo in un altro grande film: Zero Dark Thirty – nel ruolo della Murph adulta, e la piccola Mackenzie Foy (già vista in The Conjuring), che incarna tutta la tenerezza capace di far sciogliere il cuore a un padre. Ma tutto il cast – stellare – se la cava bene: Anne Hathaway, Michael Caine, John Lithgow, Topher Grace, Casey Affleck, Wes Bentley, David Gyasi, Matt Damon, Ellen Burstyn. 

Alle musiche un sempre grande Hans Zimmer, capace di trovare i ritmi giusti per trascinare lo spettatore nella spirale temporale in cui si muovono Cooper – nello spazio – e Murph – sulla Terra.

Per chiudere, soltanto due parole: Grazie Christopher.

jessica

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A caccia di zombie con Claudio Vergnani

_i-vivi-i-morti-e-gli-altri-vergnani-gargoyle-280x396-1368256728Se non avete ancora letto I vivi, i morti e gli altri, non perdete tempo a leggere quest’articolo. Precipitatevi fuori di casa e correte a comprarlo, oppure ordinatelo su uno store online. Insomma, fate voi, ma non potete proprio perdervelo. Soprattutto se vi piacciono i survival zombie o i post-apocalittici in genere.

Sì, perché ciò che si muove tra le pagine di questo libro non è soltanto un’orda incontrastata di morti viventi su un territorio italiano lasciato a se stesso; c’è disperazione che si agita nel cuore di un protagonista troppo stanco per pensare ad altro che non sia la propria sopravvivenza; e poi c’è amore, dapprima accennato, poi palesato e pur nascosto in fondo all’anima, infine rivelato in una maniera altrettanto egoista ma ugualmente emozionante; c’è amicizia, dosata, centellinata, perché in un mondo così un amico non s’incontra tutti i giorni e quando capita occorre tenerlo stretto, non tradirlo e non lasciarlo andare; e c’è senso d’appartenenza, a qualcuno, che sia una donna o una bambina, che sia per attrazione fisica o per genitorialità; c’è, infine, uguaglianza, perché dopo il lungo viaggio del nostro protagonista, si arriva a comprendere come non ci sia reale differenza tra i vivi e i morti, se non quella che fanno “gli altri”. E per capire chi siano, gli altri, dovete per forza leggere.

Un grande Claudio Vergnani che dosa sapientemente emozioni e sangue, filosofia e splatter, ironia e tragedia, finanche una critica sociale mai troppo velata, come ci ha abituati a fare con i suoi precedenti romanzi – vedi la trilogia vampirica de Il 18° Vampiro e il thriller Per ironia della morte – solo che stavolta non è Vergy protagonista di questa storia, ma Oprandi, un ex-militare ed ex-alcolista che ha una sola missione: riportare a casa il padre zombie della sua cliente, chiuso in una cassa.

Il viaggio non sarà facile. Orrori senza fine lo attendono. E attendono voi che lo leggerete.

Da gustare fino all’ultima pagina.