Archive | luglio 2013

Pacific Rim, questo grande parco giochi…

pacific-rim-poster-imageImpressioni a caldo.

Un film dalla sceneggiatura banale, scontata, personaggi e situazioni che sono ormai stereotipi del genere. Ci sono i russi in stile Ivan Drago, i cinesi deficienti che giocano a basket – o erano thailandesi? Boh, durano troppo poco per capirlo – il bullo che deve prendere di petto il nostro “eroe” per farsi odiare un pochino e creare attrito nel gruppo, la ragazza dal passato tormentato, il comandante tutto d’un pezzo.

E poi ci sono i discorsi in stile Indipendence Day, gli atti di eroismo, i sacrifici per il bene dell’umanità, i personaggi-macchietta, un cameo di Ron Perlman come ne ha fatti tanti con quel sigaro tra le labbra – e per carità! meno male che c’è lui… – e tutto, tutto, tutto dannatamente prevedibile.

Quello che ti aspetti che accada, puntualmente si verifica. Non una sorpresa, non un colpo di scena. Tutto prettamente studiato per la commerciabilità del podotto. Perché è questo che la gente vuole. Semplicità, nessuna sorpresa in un film che deve divertire, nessun colpo basso in un prodotto che deve rispettare certe “regole” non scritte. E, soprattutto, nessun binario storto che possa buttarti giù da quelle che sono le montagne russe più divertenti di quest’anno.

Perché sì, Pacific Rim è un parco divertimenti, dove tutto è fatto per impressionare, trascinare nei combattimenti che sono immensi, mastodontici, così incredibilmente realistici nella loro maestosità da lasciarti a bocca aperta e occhi spalancati.

Questa, e solo questa, la forza del film.

Film che, mi giunge voce, ha praticamente rubato storia e idee all’anime Evangelion.

Chissà se i giapponesi si saranno risentiti o, anche loro, saranno rimasti in sala estasiati dalla grandezza degli effetti speciali.

Da Guillermo Del Toro mi sarei aspettato di più ma, forse, ha pensato di lasciare per un momento le opere d’autore per mettere in piedi uno spettacolo da botteghino. Nella speranza che possa fare abbastanza soldi da poterci regalare nel futuro qualche altra opera – vera – come Il labirinto del Fauno, voltiamo pagina e cataloghiamo Pacific Rim come un “capolavoro degli effetti speciali e degli stereotipi all’americana”.

 

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50 Sfumature di Sci-Fi

50 SFLa fantascienza è da sempre guardata in modo strano da chi non è amante del genere. In particolare, se dici “fantascienza” a chi non sa di cosa parli, il primo pensiero che susciti è l’immagine di Spack nell’austera espressione di Leonard Nimoy. Oppure la faccia da Gremlins di Maestro Yoda. Per carità, adesso. Nessuno qui intende minimizzare il valore cinematografico di Cult come Star Trek e Star Wars, ma è per dire che nella mente delle persone, la fantascienza è più o meno soltanto questo. Tutt’al più, qualcuno più ardito, farà accenni a Ritorno al Futuro e a quel simpatico ragazzo che poi ha smesso di recitare per via del Parkinson (sì, parlo del grande Michael J. Fox).

Qualcuno che ama leggere avrà anche messo gli occhi, nel corso del tempo, sul nome di Isaac Asimov nelle collane Urania da edicola e avrà un altro nome da mettere nel calderone.

Ci sono poi i giovani, per cui la fantascienza è tutta vestita alla Men In Black o si tinge d’azzurro in Avatar. E non scodiamoci Matrix. Ma, ecco… azione, 3D, grandi effetti speciali. Oggi si può e la fantascienza si presta bene a realizzare ciò che chiameremmo imaginifico.

Ma per i libri di fantascienza? Eh, complicato. Quelli li leggono solo i nerd, no?

D’accordo, d’accordo. Sto facendo il furbo. Parto da lontano parlando male della fantascienza, per puntare il dito verso i disinformati che invece non sanno quanto possa essere varia e versatile e profonda e strafiga e via discorrendo.

Avete ragione, mi avete sgamato, come diciamo a Roma. Fregato. Colto sul fatto.

E quindi, adesso, dove vado a parare?

Alle 50 sfumature di Sci-Fi.

Al suo interno di fantascienza ce n’è tanta. Varia e versatile e profonda. Cinquanta sfumature, appunto, ma sfumature vere, non quelle finte grigie, nere e rosse che tanto vano di moda oggi.

Tanto per dire, il mio contributo è un’ode. Cantico del guerriero eterno. Sperimentale quanto volete, certo, ma sicuramente una sfumatura che non lascerà indifferenti, nel bene o nel male. Mi sono divertito, anche se la metrica non è esattamente il mio pane quotidiano e con la poesia non ho mai stretto alleanze significative, ci ho provato. Ho messo in versi un’epopea robotica su un pianeta dimenticato. Riproponendo il duello uomo-macchina, niente di nuovo certo, ma in una forma – credo – che non si legge tutti i giorni.

E ci sono altre 49 sfumature nell’antologia che reca il marchio La mela avvelenata. Molti di questi autori li conosco, so che sono bravi, altri sono nomi piuttosto diffusi nel sottobosco letterario fantascientifico, altri mi giungono nuovi, ma di certo tutti hanno messo in campo qualcosa di molto particolare. Sfumature, appunto.

Dai, so che lo volete! Lo potete acquistare qui in E-pub ma lo trovate anche su Amazon.