Mercoledi 11 marzo: tutti su Terraluna!

terraluna-copMercoledi 11 marzo alle ore 19.00 presso la libreria Marcovaldo in Roma, si terrà la presentazione del mio romanzo Terraluna alla presenza di Francesco Troccoli, autore della prefazione.

Nonostante il libro sia uscito già da diverso tempo questa è la prima presentazione ufficiale. Sono vari i motivi che mi hanno spinto a ritardare questo incontro: i molti impegni con Nero Press, la scarsità di tempo, alcune problematiche personali. Ma finalmente ci siamo e poiché non so dire se e quando ci sarà  un secondo incontro, mi auguro vivamente che tutte le persone che bene o male mi conoscono, qui a Roma, riescano a essere presenti.

Ci sarà anche un piccolo aperitivo, per smorzare i toni e affrontare l’evento con leggerezza di spirito. Non mi piacciono molto le presentazioni tediose e autocelebrative, e d’altra parte Terraluna è un luogo tutt’altro che adatto a sbrodolate e paroloni. Su Terraluna si lotta per la sopravvivenza, ogni giorno. Ci si spara e ci si prende a pugni. Si minaccia e si tradisce. Si esplode, persino, e si raccolgono i pezzi di gente di infima risma.

Insomma, venite che ci divertiamo.

Ore 19.00 presso la Libreria Marcovaldo in Roma, sita in Via Cairano 22 (zona Prenestina).

Qui la pagina facebook dell’evento creata dalla libreria.

Qui la pagina facebook dell’evento creata dall’editore.

Ci sarà anche un piccolo aperitivo,

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Oggi vi presento: Mutazioni (Michael Laimo e Stefano Fantelli)

Mutazioni2-275x370Eccoci al secondo appuntamento con questa rubrica rivolta a presentarvi i libri di Nero Press Edizioni, marchio editoriale dell’Associazione Culturale Nero Cafè, di cui sono Presidente. Ricordo che NON si tratta di una falsa recensione a un “nostro” libro, lo scopo è semplicemente quello di incuriosirvi e magari invogliarvi alla lettura attraverso la spiegazione dei motivi per cui siamo arrivati a scegliere l’opera in questione.

In questo caso siamo di fronte a una vera e propria scommessa. L’idea di partenza nacque al Buk di Modena del 2013, durante una piacevole chiacchierata con Stefano Riccesi (autore di un racconto all’interno dell’antologia I Racconti del Laboratorio, Nero Press, e articolista per la rubrica La terra delle ombre, sul sito di Nero Cafè).

Stefano mi chiedeva cosa ne pensavo dell’idea di pubblicare dei libri di piccole dimensioni, facili da leggere e dal costo irrisorio. L’idea non mi dispiacque e da lì pensai a una nuova collana, che avrebbe poi preso il nome di Incastri. L’idea in questione era quella di accostare un racconto di un autore italiano a quello di un autore internazionale, scritto partendo da uno stesso tema. Così, contattai i primi due autori: Michael Laimo e Stefano Fantelli. In seguito in redazione decidemmo di aggiungere delle illustrazioni al libretto e per disegnarle scegliemmo di rivolgerci a Roberta Guardascione, un’artista dal tratto cupo e inquietante, perfetto per ciò che ci serviva.

A questo punto, però, le royalties da distribuire erano tante e, per forza di cose, il prezzo del libretto non poteva più essere basso come volevamo. Questo è il motivo per cui ha un costo di 8 euro. Sfortunatamente, col passare del tempo ci siamo resi conto che questo è diventato un ostacolo per la sua diffusione, e spiegare il motivo – come ho fatto ora – del prezzo non bassissimo non ha sempre convinto i potenziali acquirenti a comprarlo. Nella piccola editoria non è facile sfornare un buon prodotto, che sia nuovo e abbia una sua “ragion d’essere”, la mia speranza è che col tempo questo possa venire a galla, che la qualità abbia la meglio sulla pigrizia finanziaria dei lettori.

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Mutazioni, questo il nome del libretto, racchiude due storie disturbanti, e chi ama davvero l’horror non potrà non trovarle accattivanti, cupe, inquietanti. Cinque minuti di video, di Michael Laimo, è un’autentica discesa nell’incubo, le mutazioni cui il protagonista si trova davanti sono quanto di più deviato si possa immaginare. In Incantevole, di Stefano Fantelli, vi è una storia d’amore e d’orrore in cui la diversità diventa la differenza tra la vita e la morte, fautrice di una giustizia/vendetta che sa tanto di contrapasso dantesco.

Sperando di avervi incuriosito, aggiungo che dovreste visitare questo blog: Mutazioni: The Game, un caratteristico affresco dell’opera impostato come un Libro Game, un gioco da seguire di pagina in pagina che vi guiderà, attraverso testi e illustrazioni, all’interno delle due storie. Buon divertimento!

Oggi vi presento: La giubba verde del diavolo (fratelli Grimm)

diavolomediaEccomi qui a inaugurare una sorta di rubrica rivolta a presentarvi i libri di Nero Press Edizioni, marchio editoriale dell’Associazione Culturale Nero Cafè, di cui sono Presidente. Voglio chiarire fin da subito che NON si tratterà di fare false recensioni ai “nostri” libri, lo scopo resta naturalmente quello di incuriosirvi e invogliarvi alla lettura (con l’inevitabile acquisto), ma attraverso la spiegazione dei motivi per cui siamo arrivati a scegliere l’opera in questione.

Pisa Book Festival, novembre 2013.

Siamo allo stand di Nero Press, io e Laura Platamone. Come spesso accade, si avvicina una ragazza – piuttosto giovane e dal fare timido – presentandosi come illustratrice. Si chiama Marta Vangelisti e ci mostra dei disegni che colpiscono subito la nostra attenzione. Le spieghiamo che, come associazione culturale, non abbiamo purtroppo i mezzi economici per acquistare immagini ma che saremmo disposti a pubblicare un libretto per ragazzi illustrato da lei, sottoscrivendo un regolare contratto a royalties. Lei sembra disponibile e le domandiamo se ha giù un’idea. Ci parla della sua passione per i fratelli Grimm e di questa favola, La giubba verde del diavoloHa giù un’illustrazione pronta e ce la mostra. Guardiamo il bosco, il diavolo in ombra, io e Laura ci scambiamo uno sguardo d’intesa: l’impressione è buona.giubbaverde_baule

L’idea proposta da Marta ci piace, le fiabe classiche sono un must e in una collana dedicata ai ragazzi ben figurano, così ci scambiamo i recapiti. Nei mesi successivi lei lavora ai bozzetti e, dopo un primo periodo di rallentamento, dovuto a problemi vari tanto da parte nostra quanto da parte sua, finalmente arriviamo a realizzare l’opera, pronta per il Pisa Book Festival del 2014.

A mia figlia, che ha otto anni e mezzo, la storia è piaciuta, anche se  un po’ cupa, e attualmente è tra le letture della “buonanotte” che, a rotazione, mi chiede di raccontarle prima di dormire la sera.

Credo che questo Marta non lo sappia nemmeno.

Il prezzo del libretto è del tutto abbordabile: 6,50 euro. Fateci un pensiero! È ordinabile in qualsiasi libreria, presso gli shop online (Amazon, Ibs ecc.) o direttamente nello store Nero Press.

Latte e biscotti

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Per augurare a tutti un gioioso 2015, ecco a voi un mio piccolo regalo festaiolo!

Apro gli occhi e i raggi caldi del sole irrompono vividi nella stanza, un buco rettangolare con un letto, un armadio a due ante, una scrivania e due ridicole sedie di legno, di quelle pieghevoli da pic-nic che costano due soldi.
Mi alzo, infilo le pantofole e arranco in bagno, dove la mia immagine mi aggredisce riflessa nello specchio sporco di schizzi d’acqua e ditate, una faccia scura, due occhiaie a solcarmi il viso e uno spruzzo di capelli ricci sulla testa, proprio un’espressione sveglia, non c’è che dire.
Mi do una lavata e quando torno in camera m’infilo i jeans e la maglietta rossa di ieri.
Poi vado in cucina, dove aleggia uno strano odore di caffè misto a qualcosa di andato a male.
Mi siedo a tavola, davanti a una tazza di latte freddo e un pacco di biscotti già aperto e trangugio tutto voracemente.
– Ma’, sto latte è rancido! – mi urto dopo un po’, ruttando e ridendo. – Ops, scusa!
Lei non risponde, se ne sta lì con la testa riversa nella ciotola, al sicuro in quel velo di silenzio in cui ristagna ormai da giorni.
Mi alzo e le vado vicino.
La faccia è gonfia e livida ed emana una puzza sgradevole, i capelli galleggiano nella ciotola tra il latte e il sangue, in un miscuglio che ha assunto una tonalità grigiastra, incolore. La nuca sbrilluccica del sangue sgorgato dalla ferita celata tra i capelli, ormai una poltiglia informe poco al di sopra del collo, riconoscibile solo per via del coltellaccio che le è rimasto conficcato dentro.
Fuori c’è un bel sole e il mare giù alla spiaggia mugghia nel vento, quasi intonando il mio nome.
Come resistere a un richiamo simile? E poi ho proprio voglia di un bel bagno insieme ai miei amichetti. Ma se mi fottono un’altra biglia m’incazzo. E gli faccio vedere io. Sissignore.
E dovrò anche decidermi a chiamare il Telefono Azzurro. Sono giorni che ripasso la conversazione:
– Per favore, dovete aiutarmi. Ho paura di mia madre, lei… mi molesta, tutte le notti! Ho solo undici anni!

Room 12: il decimo episodio di Urban Fantasy Heroes

Cover Room12Dopo Virtual Flux, secondo episodio della saga Urban Fantasy Heroes, torno a pubblicare una storia in questa stimolante collana, edita da Delos Books.

Come spiego in questa intervista su Fantasy Magazine, a cura di Claudia Graziani, Room 12 – questo il titolo del libro – è il naturale proseguimento del precedente episodio. Tornano i personaggi di Kasia e Pierrot e, stavolta, saranno impegnati ad affrontare Pandora sul suo stesso territorio.

Questa puntata, inoltre, rappresenta un vero e proprio crossover con Laguna Beige, numero cinque della serie, scritto da Alain Voudì. L’intento è quello di iniziare a esplorare più da vicino l’organizzazione di Pandora e disporre le forze in campo da entrambi i lati. Non mancheranno i colpi di scena, naturalmente, che spero di aver disseminato nelle giuste dosi.

Se volete avere un assaggio della storia, qui potete leggere l’anteprima.

L’ebook è disponibile in edizione digitale su tutti gli store online a soli 1,99 euro.

Interstellar: la nuova odissea

interstellar2Prima che i puristi e i conservatori si sentano in dovere di contestare il titolo – e il contenuto – di questa recensione, lasciatemi dire che qualunque cosa vogliate dire, fondamentalmente – pur rispettandola – non m’interessa. 2001: Odissea nello Spazio ha segnato un’epoca ma è giusto che oggi, a 46 anni di distanza, vi succeda una nuova odissea. E Interstellar si pone nell’ottica di successore ideale, tanto per i contenuti, che per le musiche, la fotografia, l’intensità dei sentimenti. Con delle differenze, certo, a volte esigue, altre notevoli. Ma così deve essere.

Christopher Nolan, che firma la regia del film, non ci fa certo rimpiangere Stanley Kubrick, anzi. Dopo lavori come Memento e Inception, Interstellar non fa che confermare il talento di questo regista.

Quello a cui assistiamo in Interstellar in tre ore di pellicola non è soltanto l’odissea di un gruppo di astronauti in esplorazione nello spazio profondo alla ricerca di un nuovo mondo per la razza umana, ma anche un viaggio interiore – duplice, di Cooper e di Murph – e la storia di un padre e una figlia, del legame profondo che li unisce e che sembra elevata a metafora dell’intera umanità, perché è nell’amore reciproco che è possibile trovare la salvezza.

Questo in ultimo il messaggio del film.interstellar3

E poco importa, francamente, se i benpensanti troveranno cavilli cui attaccarsi per criticare un capolavoro come questo. Vi è un lato mistico in Interstellar, così come fu per 2001: Odissea nello spazio, vi è un punto dove la scienza si ferma e lascia il passo a qualcosa che è al di là della nostra conoscenza. Così veniamo inghiottiti dall’ignoto e da una scoperta che ci avvolge e ci scalda il cuore. Perché noi siamo lì assieme a Cooper, in quella assurda quinta dimensione; e siamo lì con Murph, prima bambina e poi adulta; siamo lì anche noi perchéinterstellar-buco-nero-633x415, come loro, vorremmo salvare la Terra e l’umanità intera dalla devastazione che la sconvolge. Perché tale devastazione è laggiù, di fronte a noi, e la vediamo ogni giorno più reale, veramente. Non è un caso che vengano girati ciclicamente film sulla fine del mondo, la percezione dell’uomo suggerisce che è proprio là che ci stiamo spingendo, epoca dopo epoca. L’evoluzione, con lo sfruttamento indiscriminato delle risorse – di ogni tipo di risorsa – ci sta portando alla rovina.

E in Interstellar, questo viene dato per scontato. Non si ferma a spiegare perché si sia arrivati a questo punto. Non serve. Il futuro che ci mostra è distopico – viene detto che non si crede più nel viaggio sulla Luna e francamente dubito che questo possa accadere nel nostro futuro, ma potrei anche sbagliare – ma è un futuro fin troppo vicino a noi.

Davvero emozioni intense per un film che rimane impresso fin nel profondo.

annemattUn plauso, infine, al cast: Un Matthew McCounaghey che, dopo la sensazionale prova nella serie True Detective, conferma la propria crescita professionale; intensa anche Jessica Chastain – che ricordiamo in un altro grande film: Zero Dark Thirty – nel ruolo della Murph adulta, e la piccola Mackenzie Foy (già vista in The Conjuring), che incarna tutta la tenerezza capace di far sciogliere il cuore a un padre. Ma tutto il cast – stellare – se la cava bene: Anne Hathaway, Michael Caine, John Lithgow, Topher Grace, Casey Affleck, Wes Bentley, David Gyasi, Matt Damon, Ellen Burstyn. 

Alle musiche un sempre grande Hans Zimmer, capace di trovare i ritmi giusti per trascinare lo spettatore nella spirale temporale in cui si muovono Cooper – nello spazio – e Murph – sulla Terra.

Per chiudere, soltanto due parole: Grazie Christopher.

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A caccia di zombie con Claudio Vergnani

_i-vivi-i-morti-e-gli-altri-vergnani-gargoyle-280x396-1368256728Se non avete ancora letto I vivi, i morti e gli altri, non perdete tempo a leggere quest’articolo. Precipitatevi fuori di casa e correte a comprarlo, oppure ordinatelo su uno store online. Insomma, fate voi, ma non potete proprio perdervelo. Soprattutto se vi piacciono i survival zombie o i post-apocalittici in genere.

Sì, perché ciò che si muove tra le pagine di questo libro non è soltanto un’orda incontrastata di morti viventi su un territorio italiano lasciato a se stesso; c’è disperazione che si agita nel cuore di un protagonista troppo stanco per pensare ad altro che non sia la propria sopravvivenza; e poi c’è amore, dapprima accennato, poi palesato e pur nascosto in fondo all’anima, infine rivelato in una maniera altrettanto egoista ma ugualmente emozionante; c’è amicizia, dosata, centellinata, perché in un mondo così un amico non s’incontra tutti i giorni e quando capita occorre tenerlo stretto, non tradirlo e non lasciarlo andare; e c’è senso d’appartenenza, a qualcuno, che sia una donna o una bambina, che sia per attrazione fisica o per genitorialità; c’è, infine, uguaglianza, perché dopo il lungo viaggio del nostro protagonista, si arriva a comprendere come non ci sia reale differenza tra i vivi e i morti, se non quella che fanno “gli altri”. E per capire chi siano, gli altri, dovete per forza leggere.

Un grande Claudio Vergnani che dosa sapientemente emozioni e sangue, filosofia e splatter, ironia e tragedia, finanche una critica sociale mai troppo velata, come ci ha abituati a fare con i suoi precedenti romanzi – vedi la trilogia vampirica de Il 18° Vampiro e il thriller Per ironia della morte – solo che stavolta non è Vergy protagonista di questa storia, ma Oprandi, un ex-militare ed ex-alcolista che ha una sola missione: riportare a casa il padre zombie della sua cliente, chiuso in una cassa.

Il viaggio non sarà facile. Orrori senza fine lo attendono. E attendono voi che lo leggerete.

Da gustare fino all’ultima pagina.

Femmine che se la tirano (e ti fanno ammazzare)

evagreenIn due parole: Eva Green.

Sì, reduce dalla visione di Sin City – Una donna per cui uccidere, non potevo esimermi dal pubblicare questo post. D’altronde il suo è un personaggio creato ad hoc per restare scolpito nella mente del pubblico – maschile, diciamolo – e, in fondo, da quel corpo statuario che galleggia in acqua come librandosi nella notte, tra schizzi di sangue latteo e quegli occhi verdi e brillanti come gemme incastonate nel marmo, non puoi che aspettarti questo.

Cosa rimane del film, se non e-s-a-t-t-a-m-e-n-t-e l’immagine di Eva Green?

Ma facciamo mente locale, perché il film – straordinario, forse non quanto il primo, però siam lì – propone una quantità tale di storie, intrecci e visioni, da non potersi ridurre solo a una femmina che se la tira, o, come dice Marv a Dwight, una donna per cui uccidere. O ancora, come dico io, per cui farsi ammazzare, visto che il corso della vicenda, a un certo punto – magari anche in maniera prevedibile – prende proprio questa piega.eva3

Ho già menzionato Marv, ed è unico, naturalmente, unico nel suo genere. A vestirne i panni è un Mickey Rourke sempre perfettamente calato nel suo personaggio, che se la diverte un casino a fare a pezzi la gente, tra un’amnesia e un goccio di liquame alcolico. A ben vedere, è il personaggio jolly di questo secondo film, l’unico a interagire praticamente con tutti gli altri protagonisti. E a metterci del suo, questo è certo.

C’è Dwight, stavolta “abitato” dalla faccia di Josh Brolin anziché da quella più pulita ma anche più ironica di Clive Owen (a me è mancato, non so a voi), ed è lui quello che si fa fottere da Ava (Eva Green), anche se a ben vedere non è il solo; in suo soccorso, come la prima volta, arriva Gail (Rosario Dawson) ma stavolta può contare pure sull’onnipresente Marv.

C’è pure Nancy, Jessica Alba – quasi me la stavo scordando – che finisce in netto secondo piano a differenza della prima pellicola, dove risaltava decisamente di più. Per lei un cambio di look –  e devo ancora decidere se ci abbia guadagnato o no – e una vendetta per la morte di Hartigan, un Bruce Willis fantasma che – eh sì, l’ho pensato! – pare venuto direttamente dal set de Il Sesto Senso.eva4

C’è pure Joseph Gordon-Levitt, nei panni di Johnny, un giocatore d’azzardo un po’ troppo testardo, un po’ troppo fortunato e un po’ troppo stupido per reggere il confronto con gli altri. Si fa rompere le dita per poi farle riaggiustare a un redivivo Cristopher Lloyd, che sempre un piacere veder recitare. Verso la fine della sua travagliata storia incontra persino Lady Gaga (giusto un cameo) nei panni di Bertha, una giovane cameriera che gli offre dei soldi perché riprenda in mano la sua vita.

Il film è costellato di innumerevoli altri personaggi che non staremo qui a elencare. Posso dire però che mi è dispiaciuto veder sostituita la Miho di Devon Aoki con quella di Jamie Chung, ma se sono sopravvissuto al nuovo Dwight si può sopravvivere anche a questo.evagreen2

Gli effetti visivi sono splendidi, forse superiori anche al primo film, volutamente ancora più fumettistici, studiati con maggior cura, almeno questa è la sensazione che ho avuto; mentre le vicende, nonché i villain, rispetto al primo Sin City mi sono apparsi meno originali; mi è mancata una figura di spicco come quella di Kevin (Elijah Wood), che pur non durando a lungo ti resta impressa come una lama nello stomaco. Non è da escludere, però, che la causa di questa differenza sia la mancata novità che invece era ben presente allora.

Sin City resta in ogni caso una perla, di qualsiasi versione si tratti, e da qualunque punto lo si guardi. Davanti allo schermo ci si diverte, è un fumetto che prende vita e ti avvolge nelle sue spire nere e corrotte. Come Dwight, anche noi (maschi malati) veniamo ammaliati dall’essere che è Ava e non vorremmo più staccarcene.

La domanda, alla fine, è: vi sarà un terzo episodio? Personalmente, lo spero.

LUCY (ovvero come Scarlett Johansson si trasforma in un Dio nel tempo di una fottuta partita di calcio)

lucyLo attendevo molto questo film, devo riconoscerlo. Vuoi perché Scarlett Johansson è quello che è, vuoi perché il veterano Morgan Freeman è quello che è, vuoi perché il regista Luc Besson è quello che è, vuoi perché il cervello umano ha talmente pochi neuroni attivi che uno si aspetta che, tutto sommato, Scarlett, Morgan e Luc possano bastare a garantire la qualità di un film, o almeno la sua godereccia visione.

Ecco, diciamo che questo dei pochi neuroni attivi è un bel problema, è di fatto il tema portante della storia; il professor Freeman spiega a una folta platea, durante un convegno, che il cervello umano utilizza solo il 10% delle sue facoltà ed emerge il grande interrogativo: quali effetti potrebbero verificarsi nel caso in cui tale percentuale aumenti?

Ce lo spiega Luc Besson e lo fa attraverso il corpo di Scarlett Johansson, che quella sera stessa invade lo spazio vitale del professore comparendo simultaneamente al telefono, in tv e sul portatile del disgraziato Un Morgan Freeman che appare un po’ chiuso a riccio, in una parte che è francamente un po’ una palla.

Cosa che naturalmente non si può dire di Scarlett, che sembra qui prendere un po’ le mosse da Vedova Nera, trasferita dalla sede degli Avengers direttamente a Taiwan, un posto pieno di coreani incazzati e sanguinari che, pur di riprendersi tre buste contenenti una nuova droga sintetica, non esitano a dichiarare guerra alla polizia internazionale, arrivando fino agli Champs Elysées. La droga, spieghiamo, non è quella cosa capace di aprire la mente umana fino a farle raggiungere il 100% delle sue facoltà, non nella realtà almeno. Lo fa solo questa qui. Ma, chiaramente, i bruti non hanno fatto i conti con Vedova Nera – aehm, pardon! Lucy – qui riplasmata nelle sembianze di una studentessa capitata nel posto sbagliato con l’uomo sbagliato.Lucy (1)

Il film è divertente? Sì, lo è. Inseguimenti, scene comiche, molta azione, la giusta dose di fantasia mista a qualche frammento di scienza. Effetti speciali discreti, soprattutto quando lei rischia di polverizzarsi sull’aereo perché le sue cellule vanno in astinenza e rischiano di disintegrarla.

C’è pure un simpatico poliziotto francese (Amr Waked) che fa espressioni pittoresche ogni volta lei si lascia andare a una prodezza soprannaturale. Fa un po’ pena, in realtà, ma ha la faccia giusta per la parte che interpreta.

E quindi, direte voi, ti è piaciuto o no? Dal titolo non sembra.

Ecco, il punto è questo. Mi  sarei aspettato di più. Pensavo fosse un film “da non perdere” ma la realtà è che è solo un film “da vedere”, sapendo che comunque non c’è nulla di nuovo rispetto al già visto universale.