Room 12: il decimo episodio di Urban Fantasy Heroes

Cover Room12Dopo Virtual Flux, secondo episodio della saga Urban Fantasy Heroes, torno a pubblicare una storia in questa stimolante collana, edita da Delos Books.

Come spiego in questa intervista su Fantasy Magazine, a cura di Claudia Graziani, Room 12 – questo il titolo del libro – è il naturale proseguimento del precedente episodio. Tornano i personaggi di Kasia e Pierrot e, stavolta, saranno impegnati ad affrontare Pandora sul suo stesso territorio.

Questa puntata, inoltre, rappresenta un vero e proprio crossover con Laguna Beige, numero cinque della serie, scritto da Alain Voudì. L’intento è quello di iniziare a esplorare più da vicino l’organizzazione di Pandora e disporre le forze in campo da entrambi i lati. Non mancheranno i colpi di scena, naturalmente, che spero di aver disseminato nelle giuste dosi.

Se volete avere un assaggio della storia, qui potete leggere l’anteprima.

L’ebook è disponibile in edizione digitale su tutti gli store online a soli 1,99 euro.

Interstellar: la nuova odissea

interstellar2Prima che i puristi e i conservatori si sentano in dovere di contestare il titolo – e il contenuto – di questa recensione, lasciatemi dire che qualunque cosa vogliate dire, fondamentalmente – pur rispettandola – non m’interessa. 2001: Odissea nello Spazio ha segnato un’epoca ma è giusto che oggi, a 46 anni di distanza, vi succeda una nuova odissea. E Interstellar si pone nell’ottica di successore ideale, tanto per i contenuti, che per le musiche, la fotografia, l’intensità dei sentimenti. Con delle differenze, certo, a volte esigue, altre notevoli. Ma così deve essere.

Christopher Nolan, che firma la regia del film, non ci fa certo rimpiangere Stanley Kubrick, anzi. Dopo lavori come Memento e Inception, Interstellar non fa che confermare il talento di questo regista.

Quello a cui assistiamo in Interstellar in tre ore di pellicola non è soltanto l’odissea di un gruppo di astronauti in esplorazione nello spazio profondo alla ricerca di un nuovo mondo per la razza umana, ma anche un viaggio interiore – duplice, di Cooper e di Murph – e la storia di un padre e una figlia, del legame profondo che li unisce e che sembra elevata a metafora dell’intera umanità, perché è nell’amore reciproco che è possibile trovare la salvezza.

Questo in ultimo il messaggio del film.interstellar3

E poco importa, francamente, se i benpensanti troveranno cavilli cui attaccarsi per criticare un capolavoro come questo. Vi è un lato mistico in Interstellar, così come fu per 2001: Odissea nello spazio, vi è un punto dove la scienza si ferma e lascia il passo a qualcosa che è al di là della nostra conoscenza. Così veniamo inghiottiti dall’ignoto e da una scoperta che ci avvolge e ci scalda il cuore. Perché noi siamo lì assieme a Cooper, in quella assurda quinta dimensione; e siamo lì con Murph, prima bambina e poi adulta; siamo lì anche noi perchéinterstellar-buco-nero-633x415, come loro, vorremmo salvare la Terra e l’umanità intera dalla devastazione che la sconvolge. Perché tale devastazione è laggiù, di fronte a noi, e la vediamo ogni giorno più reale, veramente. Non è un caso che vengano girati ciclicamente film sulla fine del mondo, la percezione dell’uomo suggerisce che è proprio là che ci stiamo spingendo, epoca dopo epoca. L’evoluzione, con lo sfruttamento indiscriminato delle risorse – di ogni tipo di risorsa – ci sta portando alla rovina.

E in Interstellar, questo viene dato per scontato. Non si ferma a spiegare perché si sia arrivati a questo punto. Non serve. Il futuro che ci mostra è distopico – viene detto che non si crede più nel viaggio sulla Luna e francamente dubito che questo possa accadere nel nostro futuro, ma potrei anche sbagliare – ma è un futuro fin troppo vicino a noi.

Davvero emozioni intense per un film che rimane impresso fin nel profondo.

annemattUn plauso, infine, al cast: Un Matthew McCounaghey che, dopo la sensazionale prova nella serie True Detective, conferma la propria crescita professionale; intensa anche Jessica Chastain – che ricordiamo in un altro grande film: Zero Dark Thirty – nel ruolo della Murph adulta, e la piccola Mackenzie Foy (già vista in The Conjuring), che incarna tutta la tenerezza capace di far sciogliere il cuore a un padre. Ma tutto il cast – stellare – se la cava bene: Anne Hathaway, Michael Caine, John Lithgow, Topher Grace, Casey Affleck, Wes Bentley, David Gyasi, Matt Damon, Ellen Burstyn. 

Alle musiche un sempre grande Hans Zimmer, capace di trovare i ritmi giusti per trascinare lo spettatore nella spirale temporale in cui si muovono Cooper – nello spazio – e Murph – sulla Terra.

Per chiudere, soltanto due parole: Grazie Christopher.

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A caccia di zombie con Claudio Vergnani

_i-vivi-i-morti-e-gli-altri-vergnani-gargoyle-280x396-1368256728Se non avete ancora letto I vivi, i morti e gli altri, non perdete tempo a leggere quest’articolo. Precipitatevi fuori di casa e correte a comprarlo, oppure ordinatelo su uno store online. Insomma, fate voi, ma non potete proprio perdervelo. Soprattutto se vi piacciono i survival zombie o i post-apocalittici in genere.

Sì, perché ciò che si muove tra le pagine di questo libro non è soltanto un’orda incontrastata di morti viventi su un territorio italiano lasciato a se stesso; c’è disperazione che si agita nel cuore di un protagonista troppo stanco per pensare ad altro che non sia la propria sopravvivenza; e poi c’è amore, dapprima accennato, poi palesato e pur nascosto in fondo all’anima, infine rivelato in una maniera altrettanto egoista ma ugualmente emozionante; c’è amicizia, dosata, centellinata, perché in un mondo così un amico non s’incontra tutti i giorni e quando capita occorre tenerlo stretto, non tradirlo e non lasciarlo andare; e c’è senso d’appartenenza, a qualcuno, che sia una donna o una bambina, che sia per attrazione fisica o per genitorialità; c’è, infine, uguaglianza, perché dopo il lungo viaggio del nostro protagonista, si arriva a comprendere come non ci sia reale differenza tra i vivi e i morti, se non quella che fanno “gli altri”. E per capire chi siano, gli altri, dovete per forza leggere.

Un grande Claudio Vergnani che dosa sapientemente emozioni e sangue, filosofia e splatter, ironia e tragedia, finanche una critica sociale mai troppo velata, come ci ha abituati a fare con i suoi precedenti romanzi – vedi la trilogia vampirica de Il 18° Vampiro e il thriller Per ironia della morte – solo che stavolta non è Vergy protagonista di questa storia, ma Oprandi, un ex-militare ed ex-alcolista che ha una sola missione: riportare a casa il padre zombie della sua cliente, chiuso in una cassa.

Il viaggio non sarà facile. Orrori senza fine lo attendono. E attendono voi che lo leggerete.

Da gustare fino all’ultima pagina.

Femmine che se la tirano (e ti fanno ammazzare)

evagreenIn due parole: Eva Green.

Sì, reduce dalla visione di Sin City – Una donna per cui uccidere, non potevo esimermi dal pubblicare questo post. D’altronde il suo è un personaggio creato ad hoc per restare scolpito nella mente del pubblico – maschile, diciamolo – e, in fondo, da quel corpo statuario che galleggia in acqua come librandosi nella notte, tra schizzi di sangue latteo e quegli occhi verdi e brillanti come gemme incastonate nel marmo, non puoi che aspettarti questo.

Cosa rimane del film, se non e-s-a-t-t-a-m-e-n-t-e l’immagine di Eva Green?

Ma facciamo mente locale, perché il film – straordinario, forse non quanto il primo, però siam lì – propone una quantità tale di storie, intrecci e visioni, da non potersi ridurre solo a una femmina che se la tira, o, come dice Marv a Dwight, una donna per cui uccidere. O ancora, come dico io, per cui farsi ammazzare, visto che il corso della vicenda, a un certo punto – magari anche in maniera prevedibile – prende proprio questa piega.eva3

Ho già menzionato Marv, ed è unico, naturalmente, unico nel suo genere. A vestirne i panni è un Mickey Rourke sempre perfettamente calato nel suo personaggio, che se la diverte un casino a fare a pezzi la gente, tra un’amnesia e un goccio di liquame alcolico. A ben vedere, è il personaggio jolly di questo secondo film, l’unico a interagire praticamente con tutti gli altri protagonisti. E a metterci del suo, questo è certo.

C’è Dwight, stavolta “abitato” dalla faccia di Josh Brolin anziché da quella più pulita ma anche più ironica di Clive Owen (a me è mancato, non so a voi), ed è lui quello che si fa fottere da Ava (Eva Green), anche se a ben vedere non è il solo; in suo soccorso, come la prima volta, arriva Gail (Rosario Dawson) ma stavolta può contare pure sull’onnipresente Marv.

C’è pure Nancy, Jessica Alba – quasi me la stavo scordando – che finisce in netto secondo piano a differenza della prima pellicola, dove risaltava decisamente di più. Per lei un cambio di look –  e devo ancora decidere se ci abbia guadagnato o no – e una vendetta per la morte di Hartigan, un Bruce Willis fantasma che – eh sì, l’ho pensato! – pare venuto direttamente dal set de Il Sesto Senso.eva4

C’è pure Joseph Gordon-Levitt, nei panni di Johnny, un giocatore d’azzardo un po’ troppo testardo, un po’ troppo fortunato e un po’ troppo stupido per reggere il confronto con gli altri. Si fa rompere le dita per poi farle riaggiustare a un redivivo Cristopher Lloyd, che sempre un piacere veder recitare. Verso la fine della sua travagliata storia incontra persino Lady Gaga (giusto un cameo) nei panni di Bertha, una giovane cameriera che gli offre dei soldi perché riprenda in mano la sua vita.

Il film è costellato di innumerevoli altri personaggi che non staremo qui a elencare. Posso dire però che mi è dispiaciuto veder sostituita la Miho di Devon Aoki con quella di Jamie Chung, ma se sono sopravvissuto al nuovo Dwight si può sopravvivere anche a questo.evagreen2

Gli effetti visivi sono splendidi, forse superiori anche al primo film, volutamente ancora più fumettistici, studiati con maggior cura, almeno questa è la sensazione che ho avuto; mentre le vicende, nonché i villain, rispetto al primo Sin City mi sono apparsi meno originali; mi è mancata una figura di spicco come quella di Kevin (Elijah Wood), che pur non durando a lungo ti resta impressa come una lama nello stomaco. Non è da escludere, però, che la causa di questa differenza sia la mancata novità che invece era ben presente allora.

Sin City resta in ogni caso una perla, di qualsiasi versione si tratti, e da qualunque punto lo si guardi. Davanti allo schermo ci si diverte, è un fumetto che prende vita e ti avvolge nelle sue spire nere e corrotte. Come Dwight, anche noi (maschi malati) veniamo ammaliati dall’essere che è Ava e non vorremmo più staccarcene.

La domanda, alla fine, è: vi sarà un terzo episodio? Personalmente, lo spero.

LUCY (ovvero come Scarlett Johansson si trasforma in un Dio nel tempo di una fottuta partita di calcio)

lucyLo attendevo molto questo film, devo riconoscerlo. Vuoi perché Scarlett Johansson è quello che è, vuoi perché il veterano Morgan Freeman è quello che è, vuoi perché il regista Luc Besson è quello che è, vuoi perché il cervello umano ha talmente pochi neuroni attivi che uno si aspetta che, tutto sommato, Scarlett, Morgan e Luc possano bastare a garantire la qualità di un film, o almeno la sua godereccia visione.

Ecco, diciamo che questo dei pochi neuroni attivi è un bel problema, è di fatto il tema portante della storia; il professor Freeman spiega a una folta platea, durante un convegno, che il cervello umano utilizza solo il 10% delle sue facoltà ed emerge il grande interrogativo: quali effetti potrebbero verificarsi nel caso in cui tale percentuale aumenti?

Ce lo spiega Luc Besson e lo fa attraverso il corpo di Scarlett Johansson, che quella sera stessa invade lo spazio vitale del professore comparendo simultaneamente al telefono, in tv e sul portatile del disgraziato Un Morgan Freeman che appare un po’ chiuso a riccio, in una parte che è francamente un po’ una palla.

Cosa che naturalmente non si può dire di Scarlett, che sembra qui prendere un po’ le mosse da Vedova Nera, trasferita dalla sede degli Avengers direttamente a Taiwan, un posto pieno di coreani incazzati e sanguinari che, pur di riprendersi tre buste contenenti una nuova droga sintetica, non esitano a dichiarare guerra alla polizia internazionale, arrivando fino agli Champs Elysées. La droga, spieghiamo, non è quella cosa capace di aprire la mente umana fino a farle raggiungere il 100% delle sue facoltà, non nella realtà almeno. Lo fa solo questa qui. Ma, chiaramente, i bruti non hanno fatto i conti con Vedova Nera – aehm, pardon! Lucy – qui riplasmata nelle sembianze di una studentessa capitata nel posto sbagliato con l’uomo sbagliato.Lucy (1)

Il film è divertente? Sì, lo è. Inseguimenti, scene comiche, molta azione, la giusta dose di fantasia mista a qualche frammento di scienza. Effetti speciali discreti, soprattutto quando lei rischia di polverizzarsi sull’aereo perché le sue cellule vanno in astinenza e rischiano di disintegrarla.

C’è pure un simpatico poliziotto francese (Amr Waked) che fa espressioni pittoresche ogni volta lei si lascia andare a una prodezza soprannaturale. Fa un po’ pena, in realtà, ma ha la faccia giusta per la parte che interpreta.

E quindi, direte voi, ti è piaciuto o no? Dal titolo non sembra.

Ecco, il punto è questo. Mi  sarei aspettato di più. Pensavo fosse un film “da non perdere” ma la realtà è che è solo un film “da vedere”, sapendo che comunque non c’è nulla di nuovo rispetto al già visto universale.

Undici autori-tipo che gli editori devono evitare

vintage-typewriting-classTitolo che spero sia illuminante. Di cosa voglio parlare?

Semplice. Illustrare, attraverso una breve lista, le tipologie di autori in cui un editore rischia di imbattersi ogni giorno. La lista è messa giù in forma goliardica ma vuol essere di avviso tanto agli scrittori emergenti quando ai novelli editori. Io stesso, in qualità (allo stesso tempo) di autore e editore, credo di aver molto da imparare ancora – e soprattutto, forse, in alcuni di essi mi posso quasi riconoscere – ma intanto vi elargisco tutta la mia saggezza!

1 – L’ALLERGICO

L’allergico è quel soggetto che soffre di una particolare malattia chiamata “se tocco un tasto di più muoio”, come se temesse che, pigiando troppi tasti, potesse contrarre una grave forma di psoriasi. Perciò cosa fa? Dopo aver allegato il suo manoscritto e digitato il destinatario, salta a piè pari la finestra di messaggio e invia il suo bel malloppo senza uno straccio di riga di accompagnamento. A volte salta addirittura l’oggetto. Quando arrivano queste mail vuote, dovete contare fino a tre per non imprecare, ma poi siete ben felici di cestinare il messaggio senza nemmeno aprirlo. Per questa sua tendenza al mutismo, in genere l’allergico ha la casella di posta inviata piena zeppa di mail senza risposta.

2 – IL TIPO ALL INCLUSIVE

Questo soggetto ha la tendenza a fare di tutta l’erba un fascio. Prende il suo manoscritto, che allega alla mail e poi inserisce tra i destinatari il mondo intero (perché nessuno si è preso la briga di spiegargli che esiste la copia nascosta). Di norma ha un archivio in cui tiene tutti gli indirizzi mail insieme, separati da una virgola, così può fare un comodo copia incolla nella stringa di recapito. Il tipo in questione, purtroppo, ignora che l’editore è una persona che si accorge se è l’unico destinatario o se ci sono altri centotrenta indirizzi mail tra cui numerosi di dubbia moralità. Il soggetto all inclusive, a volte, riceve in risposta mail seccate e se la prende sul personale pensando di essere incappato in un editore troppo suscettibile.

3 – IL TIPO ALL’ANTICA

Il soggetto all’antica invia ancora i manoscritti in un plico, a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno. Passa i giorni a guardia della cassetta delle lettere e quando arriva il postino lo terrorizza con interrogatori allucinanti, finanche accusarlo di avergli sottratto la posta. Il tipo all’antica controlla e ricontrolla la cartella delle ricevute delle raccomandate per essere certo di non aver dimenticato nessuno. Ciclicamente, se non ottiene riscontro, procede a un nuovo invio. È destinato a invecchiare con i cassetti pieni zeppi di manoscritti rilegati in tipografia e a sfogliarli, di tanto in tanto, sospirando con malinconia.

4 – IL “COBRA”

“Tu sei il Male e io sono la cura”, questo è il motto del soggetto numero quattro. Come appreso dal buon vecchio zio Sly, il Cobra è convinto che nel mondo venga pubblicato solo pattume e che le sue opere siano destinate a salvare il nostro paese da una regressione culturale. Il tipo Cobra è aggressivo, a lui non frega un cazzo di romperti i coglioni, perciò ti invia mail su mail anche a distanza di pochi mesi, ti invia manoscritti fino a intasarti la cassetta delle lettere, ti chiama al telefono se poco poco lo reperisce da qualche parte e, non contento, ti bracca in fiera, in ufficio, sotto casa. Al tipo Cobra non puoi dire di no. Puoi solo sparargli.

5 – IL “PANTERA”

Lo scorgete da lontano, mentre si avvicina guardingo al vostro stand in fiera. Ha con sé una borsa, uno zaino o una busta voluminosa. La tiene stretta sotto il braccio, fingendo di interessarsi ai vostri libri. Vi fa domande casuali, del tipo “questo autore non lo conosco, è un esordiente?” oppure “i prezzi di copertina sono bassi, come mai?” o ancora “vi seguo su internet, mi piacciono le vostre collane”, ma tutte prima o poi convergeranno in: “voi fate pagare per pubblicare?”. Questo soggetto, in genere, dopo la vostra cortese risposta – negativa, rassicurante – tira fuori dalla busta il suo capolavoro stampato e rilegato perché “casualmente” lo aveva con sé. Il più delle volte accade che quella massa di fogli venga dispersa il giorno del disallestimento dello stand.

6 – L’IGNARO

Questo soggetto disconosce il mondo dell’editoria, vive sul sentito dire. Ti si avvicina in fiera con un sorriso sicuro e ti chiede: “scusate, quanto si paga per pubblicare con voi?”. Dopo un primo sguardo sbigottito, la risposta è: “ma veramente, con noi non si paga”. Il tipo ignaro a questo punto vi fissa come se foste pazzi, o dei banali truffatori. Non pagare per pubblicare è per lui inammissibile, ignora che in qualità di autore dovrebbe percepire dei diritti. Vi rivolge un altro mezzo sorriso di circostanza e vi saluta, andando in cerca di un editore “vero”.

7 – IL PROLISSO

In agguato sia in fiera, sia su internet, il tipo prolisso ha dalla sua un’arma micidiale: usa le parole per uccidervi. In fiera vi racconta tutta la sua vita – che in genere è pure alla base del suo capolavoro – e via mail allega una lettera di presentazione lunga minimo tre pagine – che in verità ne basterebbe mezza – perché lui ci tiene a farvi sapere i nomi di tutti i membri della sua famiglia e che la sua maestra delle elementari gli ha inculcato il rispetto per la lingua italiana (per cui usa le d eufoniche come fossero vitali per respirare). Disgraziatamente anche la sinossi dell’opera è dannatamente lunga – almeno sette pagine – sebbene dopo dieci righe già pregustiate un black out nel quartiere che vi impedisca di seguitare a leggere. Il suo romanzo, poi, si dipana a partire da un prologo monumentale che ha un effetto così anestetico da farvi cadere la testa sulla scrivania senza possibilità di svegliarvi fino al mattino. I romanzi del tipo prolisso finiscono presto nel cestino ma in genere l’editore, per evitare sensi di colpa, invia una mail di risposta standard in rispetto al tempo che il disgraziato ha dedicato al suo lavoro.

8 – IL RIVOLUZIONARIO

Convinto di aver scritto qualcosa mai scritta prima, di aver fondato un nuovo genere letterario, di aver affrontato una tematica da una prospettiva nuova e differente, il tipo rivoluzionario in genere scrive una lettera di presentazione alternativa, innovativa, o comunque strana. A volte allega foto di se stesso a torso nudo, con una birra in mano o mentre suona la chitarra. Nel romanzo trovate fior fiore di parolacce a corredo di espressioni moderne e simbolo di una nuova generazione di protesta. Accade a volte che il romanzo del rivoluzionario faccia colpo, a tal punto da dare ottimi punti per frasi da condividere su facebook. Il tipo rivoluzionario è destinato a una lotta partigiana senza fine e, quindi, spesso finisce per autopubblicarsi su Amazon.

9 – IL PROFESSIONISTA

Scrive la mail della vostra vita, quella che avreste sempre voluto leggere. È soprattutto la biografia il suo pezzo forte, dove elenca tutte le sue pubblicazioni – tra le venti e le cinquanta – tutte edite da case editrici rigorosamente a pagamento. Si definisce uno scrittore professionista e il tono della mail è quella che potrebbe usare un giornalista RAI che ha appena ottenuto uno scoop sulla mafia. Il professionista non accetta di essere trattato alla stregua degli altri: tu editore hai avuto l’onore di essere scelto, non ti chiede di valutare il suo lavoro, te lo propina aspettandosi il contratto entro una settimana. Il professionista, puntualmente, verrà pubblicato ancora e ancora, sempre e solo da editori a pagamento. Il professionista è ricco di famiglia o ha una paga dirigenziale.

10 – IL POETA

C’è anche lui. Non poteva mancare. La maggior parte delle volte vi avvicina in fiera, col suo bel tomo di fogli battuti a macchina, caratteri piccoli su uno sfondo bianco enorme. Sono poesie d’amore, ispirate da una ragazza di gioventù, già, perché il novanta percento delle volte il poeta è un uomo di una certa età, over sessanta, e ha messo il cuore in quei versi. Imbarazzati, siete costretti a spiegare che non c’è mercato per la poesia, voi non la trattate, magari gli date i riferimenti di uno o due editori che hanno una collana dedicata e gli augurate buona fortuna. Il poeta vi ringrazia sentitamente, è abituato, sa che non pubblicherà mai, ma non gli importa. In quei versi è riposta la sua vita e lui è felice così.

11 – L’ARTISTA

Nella sua biografia ci tiene a farvi sapere tutte le sue molteplici sfaccettature artistiche: pittore, scultore, regista teatrale, sceneggiatore, musicista, regista cinematografico, poeta e naturalmente scrittore. Proprio per questo suo spiccato lato artistico, è uso inviare il proprio manoscritto con già una copertina, ignorando che creare la cover del libro rientra nell’attività della casa editrice. L’artista inoltre crea opere perfette. Guai a toccargliele! Se per caso decidete di accordargli un contratto, specificate nelle clausole che l’opera sarà sottoposta a editing, altrimenti rischiate una denuncia! L’artista che riesce a pubblicare una volta, in genere, fa presto a farsi una fama di rompicoglioni. Se per caso subodorate questo rischio dopo il primo contatto, fate una rapida indagine tra i vostri colleghi, onde evitare diatribe infinite. Meglio prevenire che curare!

Virtual Flux, secondo episodio di Urban Fantasy Heores

VIRTUAL FLUX COVERDa qualche giorno è disponibile su tutti gli store online il secondo capitolo della serie Urban Fantasy Heroes, targata Delos Digital. Si tratta del racconto lungo Virtual Flux, il mio ultimo lavoro.

Si parla di sesso virtuale, di una donna in webcam che è più di quel che sembra, di scelte sbagliate, di morte che corre nell’etere.

Paolo è un giovane hacker che si ritrova su un sito pornografico appena aperto. La ragazza che fa sesso con lui, Kasia, lo trascinerà in un’esperienza così vivida da risultare sconcertante. Kasia ha un grande potere e Paolo ne rimane invischiato, non sapendo che qualcuno ha già deciso la sua sorte. Kasia, donna forte e disperata al tempo stesso, sceglie di rinnegare i propri valori pur di non perdere la sua straordinaria facoltà, piegandosi al volere di Pandora, un’azienda che sembra celare segreti inimmaginabili. L’incontro con un mimo di strada, però, cambierà le cose.

Il progetto, nato da un’idea di Emanuele Manco, conosciuto per il suo grande lavoro con Fantasy Magazine, si è aperto con il suo racconto I Daimon di Pandora. 

Seguite con me l’evoluzione del progetto e, nel frattempo, potete scaricarvi e leggere Virtual Flux direttamente dal Delos Store o, se usate il Kindle, da Amazon.

Vita e morte su Terraluna

terraluna-cop-MQIn uscita l’otto aprile per i tipi di Runa Editrice il mio romanzo Terraluna. E lasciatemi dire che sono particolarmente contento di questo lavoro, dove probabilmente molti riconosceranno tratti simili al mondo di Mutant Chronicles – per chi lo conosce – anche se in realtà  Mutant rappresenta più che altro il punto di partenza verso una strada essenzialmente nuova.

In un futuro ipotetico, la luna è colonizzata e la Terra, devastata da guerre e inquinamento, è abbandonata a se stessa.
La vicenda si svolge a Terraluna, unica grande città costruita sulla superficie lunare. Qui si concentra uno strano miscuglio di tecnologie di epoche diverse, grottesco risultato dell’ultima grande Guerra Tecnologica, che ha reso Terraluna simile a un incrocio tra una Londra Vittoriana e una Tokyo in stile Cyberpunk.
In questa atmosfera surreale si muovono i personaggi principali: Valery Horn, attivista dei diritti alieni, Fumiaki Hino, ispettore di polizia per metà umano e per metà macchina, Marco D’Amore, mercenario senza scrupoli e Sylvie Balfour, detective delle assicurazioni incaricata di scoprire la verità su una morte sospetta. Tutto inizia con questa morte violenta, che mette Fumiaki sulle tracce di un essere che tutto sembra fuorché umano. Le sue indagini e quelle di Sylvie si intrecciano, riaccendendo ricordi e tensioni mai sepolte e portando allo scoperto trame nascoste che coinvolgono tanto il centro di ricerca per cui lavora Valery, tanto i traffici illeciti di Marco.
Tra inseguimenti, ricerche e tradimenti, i quattro trovano segreti non svelati che affiorano quando il dokiano Taor N’ilah si unisce a loro in quella che finisce per essere una caccia al mostro. Interessata alla vicenda è anche la Nuova Etnia, una setta di fanatici disposta a tutto pur di mettere le mani su alcuni campioni alieni di inestimabile potere.
Il libro è un thriller techno-fantasy a metà fra il noir e l’hard boiled, sviluppato secondo una struttura a mosaico. Ogni capitolo, infatti, è un pezzo della storia visto con gli occhi di un personaggio diverso, che si alterna ciclicamente, formando un puzzle i cui tasselli vanno man mano a posto.
Terraluna vanta la prefazione di un autore importante nel panorama della fantascienza in Italia: Francesco Troccoli.

Date ascolto a Francesco quando dice:Ora, se non lo avete già fatto, trovatevi una comoda poltrona, possibilmente al buio, e voltate pagina sotto una luce soffusa, ma che abbia contorni netti. Il romanzo che avete in mano è un romanzo di fantascienza, e il suo scopo è quello di divertirvi. Seriamente.

Pillola rossa, pillola blu (Matrix Anthology è realtà)

matrixTutti voi avrete visto almeno una volta quel capolavoro che è Matrix. Ormai la pillola rossa e quella blu sono diventate un must. Valide come citazione ogni volta che si mette qualcuno di fronte a una scelta.

La casa editrice Homo Scrivens ha varato tempo fa un concorso che si prefiggeva di selezionare i migliori racconti il cui tema fosse proprio il mondo virtuale di Matrix. Curatore ufficiale dell’antologia è Diego Di Dio, già valido autore con diverse pubblicazioni all’attivo.

Inutile dire che l’dea era così allettante che non ho potuto esimermi dal buttar giù un racconto ad hoc. E proprio il tema della pillola è alla base delle vicende dello sfortunato protagonista della mia storia, intitolata Program Failure.

In quarta di copertina si legge:

“Segui il coniglio bianco”.
Chi non ricorda questa frase, apparsa sul computer di Neo, che ha dato inizio a una delle saghe più belle e controverse nella storia del cinema? Ovviamente parliamo di Matrix, la trilogia che ha consegnato il nome dei fratelli Wachowski alla leggenda della fantascienza cyberpunk. E quale modo migliore di omaggiare questo capolavoro, se non quello di dare libero sfogo alla creatività degli scrittori?
Nata da un bando di concorso, Matrix Anthology raccoglie trentacinque schegge narrative, scritte da altrettanti autori: un tributo letterario liberamente ispirato a quel mondo, spettacolare e mirabolante, che la saga di Matrix ha saputo imprimere nella memoria collettiva.

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